Il 25 agosto 1978, nella Cappella Sistina, i cardinali riuniti in Conclave elessero come successore di Paolo VI il Patriarca di Venezia, Albino Luciani.
Scelse il nome di Giovanni Paolo I, unendo in sé l’omaggio ai suoi due immediati predecessori, Giovanni XXIII e Paolo VI, ai quali era profondamente legato sia per affetto che per visione pastorale.
Quella sera, presentandosi alla folla radunata in Piazza San Pietro, conquistò immediatamente il cuore dei fedeli con il suo sorriso semplice, disarmante, che gli valse subito l’appellativo di “Papa del sorriso”.
La sua elezione fu accolta con sorpresa: non era tra i nomi più citati alla vigilia, eppure la sua figura mite, il suo insegnamento limpido e la sua capacità di parlare con semplicità evangelica conquistarono rapidamente il Sacro Collegio.
I cardinali avevano scelto un pastore che incarnava la bontà e la vicinanza del Buon Pastore.
Albino Luciani nacque il 17 ottobre 1912 a Forno di Canale, oggi Canale d’Agordo, piccolo paese delle Dolomiti bellunesi.
La sua famiglia era di umili origini: il padre Giovanni era muratore stagionale, spesso costretto ad emigrare per lavoro; la madre Bortola Tancon era donna di fede e grande dedizione domestica. In quel contesto povero,
Luciani crebbe imparando fin da bambino il valore dell’umiltà e della solidarietà.
Entrato in seminario giovanissimo, mostrò presto un’intelligenza vivace e un talento particolare per la comunicazione. Ordinato sacerdote il 7 luglio 1935, svolse dapprima il ministero come cappellano e insegnante.
Fu poi inviato a Roma, alla Pontificia Università Gregoriana, dove conseguì la laurea in Teologia con una tesi sulla conoscenza naturale di Dio in Rosmini.
Rientrato nella diocesi di Belluno, Luciani fu vice-rettore del seminario e insegnante di teologia dogmatica. Era noto per il suo stile pedagogico: chiaro, concreto, capace di rendere accessibili anche le questioni più complesse. Nel 1958, fu nominato da papa Giovanni XXIII vescovo di Vittorio Veneto.
In questo ruolo si distinse per il suo impegno pastorale instancabile. Partecipò attivamente al Concilio Vaticano II, portando l’esperienza e la voce di una Chiesa locale ma ben radicata nella vita del popolo.
Vescovo vicino ai sacerdoti e alle famiglie, Luciani non esitò a prendere posizioni di chiarezza, ad esempio nel campo della catechesi e della formazione religiosa.
Nel 1970 Paolo VI lo scelse come Patriarca di Venezia, una delle sedi più prestigiose della Chiesa italiana. Qui continuò il suo stile pastorale semplice ma incisivo: privilegiava l’incontro diretto con le persone, le prediche chiare e brevi, l’attenzione ai poveri e ai lavoratori.
Nel 1973 fu creato cardinale da Paolo VI, il quale ne stimava profondamente la fedeltà e la capacità di coniugare tradizione e rinnovamento. Luciani, da parte sua, mostrava sempre grande umiltà: definiva sé stesso “un povero Cristo”, sottolineando che ogni ministero era innanzitutto servizio.
Alla morte di Paolo VI, l’11 agosto 1978, si aprì il Conclave che, in appena quattro scrutini, elesse Luciani il 25 agosto. La sua elezione fu accolta con gioia da chi conosceva la sua bontà.
Nel primo discorso al mondo, spiegò la scelta del nome: Giovanni Paolo I, per legare la bontà paterna di Giovanni XXIII e la fermezza dottrinale di Paolo VI. Con quel gesto, indicava di voler continuare nella fedeltà al Concilio e nel rinnovamento della Chiesa.
In poche settimane di pontificato, colpirono la sua spontaneità e la sua capacità di parlare con un linguaggio comprensibile a tutti. Rifiutò il tono pomposo, preferendo lo stile diretto: parlava del Vangelo con esempi tratti dalla vita quotidiana, con semplicità disarmante. Celebri restano le sue Catechesi del mercoledì, brevi ma dense di umanità e di fede.
Il pontificato di Giovanni Paolo I durò appena 33 giorni. La sua improvvisa morte, avvenuta nella notte tra il 28 e il 29 settembre 1978, gettò nello sgomento il mondo intero. Quel breve mese, però, lasciò un’impronta profonda. La sua figura di Papa mite, sorridente, capace di parlare al cuore, rimase viva nella memoria collettiva.
Molti videro nella sua breve comparsa sul soglio pontificio un segno provvidenziale: come una luce che, pur fugace, indicava la strada della semplicità evangelica, dell’umiltà, della vicinanza della Chiesa al popolo.
Giovanni Paolo I non lasciò encicliche né grandi documenti, ma lasciò l’esempio di uno stile pastorale che ancora oggi ispira. Il suo “catechismo vissuto”, espresso attraverso gesti e parole semplici, rimane un modello per la Chiesa che vuole essere vicina, comprensibile, madre e maestra.
Papa Francesco, nel 2022, lo ha proclamato Beato, riconoscendo in lui un autentico testimone della gioia del Vangelo.
