di Giuseppe Lubrino
–
GIUBILEO DEI GIOVANI: PAPA LEONE XIV E LA RISCOPERTA DELLA FEDE
Lo scorso sabato, 2 agosto, Papa Leone XIV ha incontrato milioni di giovani a Tor Vergata in occasione della veglia per il Giubileo dei Giovani. Durante l’evento, ragazzi e ragazze provenienti da tutto il mondo hanno rivolto al Pontefice alcune domande profonde e significative: sul senso autentico dell’amicizia come legame che favorisce la crescita personale e la maturazione; sulle scelte che definiscono l’identità e il cammino di ciascuno; e infine sul valore del bene e del silenzio.
Attraverso le sue risposte, Leone XIV ha posto al centro della vita dei giovani la figura di Gesù Cristo, ribadendo l’urgenza di promuovere, nel tempo presente, una vera e propria paideia della fede, capace di educare le coscienze e orientare le scelte. In questo contesto, il Papa ha acceso i riflettori sulla figura di Sant’Agostino, indicandolo come modello da conoscere e approfondire per crescere e maturare nella fede, soprattutto nell’attuale scenario socioculturale.
Significativi sono apparsi anche i continui richiami ai suoi predecessori: Francesco, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Di particolare intensità alcuni stralci delle sue esortazioni:
Adorate l’Eucaristia, fonte della vita eterna! Studiate, lavorate, amate secondo lo stile di Gesù, il Maestro buono che cammina sempre al nostro fianco […]. Come amava ripetere Papa Benedetto XVI, chi crede non è mai solo. Perciò incontriamo veramente Cristo nella Chiesa, cioè nella comunione di coloro che il Signore stesso riunisce attorno a sé per farsi incontro, lungo la storia, ad ogni uomo che sinceramente lo cerca.
Ritornare alle sorgenti della fede per ripartire con rinnovato slancio, affrontando le sfide dell’epoca presente con consapevolezza e coraggio. Leone XIV, a proposito del profondo legame dell’amicizia, ricorda quanto questo valore, se opportunamente “educato”, possa diventare fonte di crescita, di conoscenza di sé e un supporto indispensabile per riscoprire la propria dimensione creaturale. Egli ribadisce che — proprio riscoprendo nell’amicizia un’esperienza forte di relazione — si possa gettare un ponte verso la pace nel mondo. Si leggano le sue parole:
Nessuna amicizia è fedele se non in Cristo. È in Lui solo che essa può essere felice ed eterna» (Contro le due lettere dei pelagiani, I, I, 1); e la vera amicizia è sempre in Gesù Cristo con fiducia, amore e rispetto. «Ama veramente il suo amico colui che nel suo amico ama Dio» (Discorso 336), ci dice Sant’Agostino. L’amicizia con Cristo, che sta alla base delle fede, non è solo un aiuto tra tanti altri per costruire il futuro: è la nostra stella polare. Come scriveva il beato Pier Giorgio Frassati, «vivere senza fede, senza un patrimonio da difendere, senza sostenere una lotta per la Verità non è vivere, ma vivacchiare» (Lettere, 27 febbraio 1925). Quando le nostre amicizie riflettono questo intenso legame con Gesù, diventano certamente sincere, generose e vere[…]. L’amicizia può veramente cambiare il mondo. L’amicizia è una strada verso la pace.
L’essere umano, uomo e donna, nella misura in cui coltiva la propria dimensione spirituale, può sviluppare e comprendere — nella fede in Cristo — il senso più profondo del legame dell’amicizia e della relazione in generale. In altre parole, come non riconoscere, in queste profonde esortazioni, il celebre assioma di San Tommaso d’Aquino: la grazia non mortifica la natura dell’essere umano, ma la purifica e la eleva? Papa Leone XIV ha dunque richiamato l’attenzione dei giovani contemporanei sulla validità educativa della fede, evidenziando come il “discorso su Dio” nel tempo presente sia tutt’altro che marginale, e contribuendo a sottolinearne la cruciale importanza. Infine, ad una ragazza italiana che ha espresso al pontefice la paura e l’incertezza che l’attuale scenario globale genera nei giovani circa una speranza per il futuro, il Papa ha ricordato quanto la fede cristiana – adeguatamente intesa e ancorata alla ragione- costituisca un elemento fondamentale per un percorso formativo ed educativo in merito alla decision making ovvero allo sviluppo e all’acquisizione della capacità di prendere decisioni e compiere scelte consapevoli che concorrono al benessere integrale della personalità dei giovani. Si legga quanto segue:
La scelta è un atto umano fondamentale. Osservandolo con attenzione, capiamo che non si tratta solo di scegliere qualcosa, ma di scegliere qualcuno. Quando scegliamo, in senso forte, decidiamo chi vogliamo diventare. La scelta per eccellenza, infatti, è la decisione per la nostra vita: quale uomo vuoi essere? Quale donna vuoi essere? Carissimi giovani, a scegliere si impara attraverso le prove della vita, e prima di tutto ricordando che noi siamo stati scelti. Tale memoria va esplorata ed educata. Abbiamo ricevuto la vita gratis, senza sceglierla! All’origine di noi stessi non c’è stata una nostra decisione, ma un amore che ci ha voluti […]. Questa roccia è un amore che ci precede, ci sorprende e ci supera infinitamente: è l’amore di Dio. Perciò davanti a Lui la scelta diventa un giudizio che non toglie alcun bene, ma porta sempre al meglio.
Scommettere su Dio non significa che i giovani debbano evitare le sfide della vita, le difficoltà o i momenti di fallimento. Al contrario, scegliere di affidare la propria vita a Gesù vuol dire avere un punto di riferimento profondo, un orizzonte di senso che aiuta a vivere ogni giorno con la certezza nel cuore di non essere mai soli.
In questo senso, la fede diventa per i giovani una vera e propria ancora: qualcosa a cui aggrapparsi quando si attraversano le tempeste interiori tipiche dell’adolescenza — come i dubbi, le insicurezze, il senso di inadeguatezza, la precarietà e le fragilità emotive e caratteriali.
Credere in Cristo significa anche avere una marcia in più per affrontare la vita con entusiasmo, serenità e ottimismo, nonostante le difficoltà. Il cristianesimo non propone una soluzione già pronta per ogni problema, ma si offre come una bussola: uno strumento capace di orientare i passi dei giovani verso il bene, per costruire insieme quella “civiltà dell’amore” di cui parla il Vangelo.
