“San Francesco? Non è stato nemico della ricchezza alla pari del francescanesimo, bisogna studiare”. Lo dice in modo sorprendente un grande economista, già Presidente dell’Agenzia del Terzo Settore e Presidente Emerito della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, il professor Sfefano Zamagni. Con lui parliamo del pensiero economico di San Francesco.
Davvero San Francesco può essere considerato antagonista della ricchezza?
“Valutate che prima della conversione, egli era un mercante di successo ed aveva tanti, ma tanti soldi. Certamente abbandonò tutto, ma conservò la mentalità imprenditoriale. Francesco ha condannato non la ricchezza, ma l’uso contrario al bene comune della stessa. Nella Regola Francescana infatti leggiamo che bisogna trovare il modo di utilizzare il mercato, ma per il bene comune. In sintesi, Francesco e il francescanesimo non sono ostili alla richezza, ma all’uso sbagliato e per pochi che se ne faceva. Per Francesco e il francescanesimo il denaro ha una sua utilità, a condizione che sia al servizio del bene comune”.
Sorprendente…
“I francescani sono i veri inventori delle banche con i Monti di Pietà, l’economia di mercato cvile l’hanno creata loro, come pure i bilanci nel senso attuale e la contabilità di impresa: sono figlie della regola francescana. Il tutto poi cambia tra 1600 e 1700 quando l’economia di mercato in chiave francescana, ovvero economia di mercato civile, diventa economia di mercato di stampo capitalista. In sintesi l’economia di mercato francescana che era al servizio di tutti, diventa economia di mercato capitalista che è quella di oggi, per l’utilità di pochi”.
È corretto chiamare Francesco il poverello di Assisi?
“Sono banalizzazioni e semplificazioni suggestive, ma non aderenti al vero. San Francesco era per la povertà intesa come libertà, non per la miseria e in economia tra povertà e miseria vi è una bella differenza. La povertà è libertà dalla schiavitù dei soldi e cose, la miseria è indigenza e nessuno, neanche il più aperto agli altri in chiave cristiana, potrà mai essere per la miseria. Voglio dire che San Francesco, che viene spesso tirato per la tonaca in modo scorretto ed interesssato o peggio ancora banalizzato, non era affatto nemico della ricchezza ma di quel tipo di economia, poi arrivata ed oggi dominante, che mette la ricchezza nelle mani di pochi. Lo ripeto: i francescani hanno inventato le banche, il bilancio, la moderna contabilità, come allora potrebbero essere ostili alla ricchezza?”.
E’ attuale il modello francescano?
“Sta tornando di moda dopo i disastri della economia e della finanza attuali che come ha detto Papa Francesco, stanno uccidendo. Del resto lo stesso defunto Papa Francesco ha creato il movimento l’economia di Francesco”.
Qualche economista in nome di Francesco invoca la decrescita felice…
“A loro dico: Stupidate. Siamo nel ridicolo. Non è possibile tornare indietro e non è vero che in sede imprenditoriale piccolo è bello. Gli economisti che ragionano così invece di risolvere i problemi li ignorano per insipienza. Al contrario bisogna prendere esempio proprio dalla economia francescana per una economia di mercato civile che al contrario del profitto di pochi, operi al servizio del bene comune, per il benessere condiviso di tutti. Questo voleva Francesco e non mettere al bando la ricchezza. La ricchezza doveva serviri al benesssere di quante più persone possibili”.
Bruno Volpe
