La Procura di Treviso ha indagato 5 persone per la morte di Alex Marangon, il 26enne trovato senza vita sul greto del Piave, a Vidor, nel luglio 2024.
I Pm ipotizzano cessione di droga e morte come conseguenza di altro reato.
Marangon scomparve il 30 giugno, dopo aver partecipato a un evento organizzato dai 5.
Due di loro, qualificatisi come ‘curanderos’, celebrarono un rito sciamanico con uso anche di sostanze psicotrope per agevolare lo svolgimento.
Il giovane, in stato di coscienza alterato, sarebbe caduto da dieci metri.
La morte di un giovane di ventisei anni, avvenuta al termine di un rito sciamanico mascherato da evento spirituale, interpella in modo drammatico la coscienza di una società che ha smarrito il senso del vero sacro e si consegna, con leggerezza colpevole, a pratiche oscure presentate come esperienze di liberazione interiore o di guarigione alternativa.
Esse non sono altro che una pericolosa regressione al paganesimo più primitivo, una ribellione pratica all’ordine voluto da Dio e una profanazione della dignità umana.
Lo sciamanesimo, soprattutto nelle sue forme sincretistiche e “ricreative” diffuse in Occidente, non è una innocua folkloristica ricerca del trascendente, ma una pretesa di accedere al mondo spirituale bypassando la Rivelazione, i Sacramenti e la mediazione salvifica di Cristo, sostituendo alla grazia divina l’alterazione artificiale della coscienza mediante droghe, rituali esoterici e figure autoproclamate di guaritori, i cosiddetti “curanderos”, che usurpano un’autorità spirituale che non possiedono e trascinano altri in un territorio dove la mente e l’anima vengono rese vulnerabili.
La tradizione cattolica ha sempre condannato senza ambiguità tali pratiche, non per spirito di intolleranza, ma per carità verso l’uomo, consapevole che ogni tentativo di forzare il soprannaturale al di fuori della legge morale e della verità rivelata apre la porta all’inganno, alla perdita del controllo razionale e, nei casi più estremi, alla morte fisica e spirituale.
In questa vicenda, il ricorso a sostanze psicotrope per “agevolare lo svolgimento” del rito rivela tutta la menzogna di un’esperienza che promette conoscenza e guarigione ma produce alienazione, confusione e tragedia, perché ciò che non viene da Dio non eleva l’uomo, ma lo degrada, lo espone a forze che non comprende e lo priva della vigilanza necessaria per custodire la propria vita.
La caduta di un giovane in stato di coscienza alterato non è un incidente neutro, ma il frutto amaro di una cultura che relativizza il male, deride la fede cristiana come superstizione e al tempo stesso spalanca le porte a superstizioni ben più pericolose, travestite da spiritualità alternativa.
Lo sciamanesimo non è una via parallela verso il divino, ma una deviazione che rifiuta la Croce, il sacrificio redentore e l’obbedienza alla verità, sostituendoli con l’illusione di un potere immediato e sensoriale.
È dovere morale denunciare con chiarezza che dietro il linguaggio seducente dell’energia, della guarigione e del rito ancestrale si cela spesso una realtà di abuso, di manipolazione e di grave pericolo per l’anima e per il corpo.
Questa morte grida non solo giustizia sul piano umano, ma anche un serio esame di coscienza collettivo: una società che ha smarrito Dio finisce inevitabilmente per sacrificare i suoi figli a idoli nuovi e antichi, e solo un ritorno alla fede cattolica autentica, ai Sacramenti, alla preghiera e alla retta ragione può sottrarre altri giovani alla seduzione mortale di pratiche che promettono luce e consegnano invece il buio.
Giuseppe Canisio
