Il femminismo in Spagna sta attraversando una fase di evidente arretramento tra le nuove generazioni.
I dati più recenti del Barómetro de Juventud y Género 2025, elaborato da Fad Juventud, certificano un calo significativo dell’identificazione femminista tra i giovani rispetto ai livelli raggiunti negli anni precedenti.
Solo il 38,4% dei giovani tra i 15 e i 29 anni si dichiara oggi femminista, contro il 49,9% registrato nel 2021, che rappresentava il punto più alto della serie storica iniziata nel 2017.
In quattro anni si è quindi verificata una perdita di quasi dodici punti percentuali, un dato che non può essere liquidato come una semplice oscillazione statistica.
Il calo non appare episodico, ma si inserisce in una tendenza discendente già visibile nel 2023, quando la percentuale era scesa al 42%. L’andamento degli ultimi anni suggerisce un progressivo raffreddamento dell’adesione giovanile a un’etichetta che, fino a poco tempo fa, sembrava godere di un consenso crescente e quasi scontato negli ambienti mediatici e culturali.
Oggi, invece, quasi la metà dei giovani spagnoli, il 49,2%, ritiene che il femminismo sia diventato una “strumento di manipolazione politica”.
Questa percezione rappresenta uno dei dati più rilevanti emersi dall’indagine, perché indica non soltanto una diminuzione dell’identificazione, ma anche una crescente diffidenza nei confronti del modo in cui il tema viene utilizzato nel dibattito pubblico.
L’indagine, finanziata dalla Delegazione del Governo contro la Violenza di Genere, si basa su oltre tremila interviste realizzate tra aprile e maggio 2025, di cui più di millecinquecento rivolte a giovani tra i 15 e i 29 anni.
Si tratta del quinto rilevamento di uno studio biennale che analizza dal 2017 le percezioni giovanili su identità sessuale e disuguaglianze di genere.
Proprio il confronto con le rilevazioni precedenti permette di cogliere la portata del cambiamento: nel 2017 il 34,6% dei giovani si dichiarava femminista, percentuale salita fino al picco del 2021, per poi avviare una discesa costante.
La frattura tra uomini e donne rimane marcata. Oggi il 51,3% delle giovani donne si definisce femminista, contro appena il 26% dei coetanei maschi.
Tuttavia, anche tra le ragazze il calo è evidente: nel 2023 la quota era del 57,4%, oltre sei punti in più rispetto all’attuale. Questo significa che la flessione non riguarda soltanto una parte del mondo giovanile, ma attraversa entrambi i sessi, pur con intensità diverse.
È interessante osservare che l’identificazione femminista cresce con l’età, raggiungendo il massimo nella fascia 30-39 anni (52,2%), per poi stabilizzarsi intorno al 40% oltre i quarant’anni.
Ciò indica che la generazione più giovane manifesta una maggiore distanza rispetto a quella immediatamente precedente.
Parallelamente, quasi la metà dei giovani (48,9%) ritiene che in Spagna esistano disuguaglianze di genere grandi o molto grandi. Anche qui emerge una differenza significativa: il 61,4% delle ragazze percepisce forti disuguaglianze, contro il 36,7% dei ragazzi.
La divergenza di percezione supera i venti punti percentuali, segnalando un vissuto e una lettura della realtà sensibilmente differenti. Eppure, nonostante la consapevolezza diffusa dell’esistenza di problemi legati alla disparità, l’etichetta “femminista” non riesce più a catalizzare lo stesso livello di adesione.
Il barometro evidenzia inoltre che l’83% dei giovani afferma di aver subito qualche forma di discriminazione, in particolare per aspetto fisico, genere o età.
Nei settori professionali permangono stereotipi: una parte non trascurabile associa ambiti come scienza, informatica o ingegneria prevalentemente agli uomini. Allo stesso tempo, oltre la metà dichiara che nella propria casa esiste una divisione equa dei compiti domestici, pur riconoscendo che, quando l’equilibrio manca, il carico ricade soprattutto sulle donne.
Il quadro che emerge è quindi complesso: persiste la percezione di squilibri e stereotipi, ma diminuisce l’adesione ideologica al femminismo come movimento.
Alcune dichiarazioni delle responsabili dello studio offrono ulteriori elementi di riflessione. È stato riconosciuto che il termine “femminismo” appare oggi “molto manipolato politicamente” e che i giovani sono esposti a discorsi contraddittori che ne influenzano il posizionamento.
Proprio questa politicizzazione potrebbe aver contribuito a trasformare un concetto originariamente legato alla rivendicazione di diritti in un simbolo percepito da molti come bandiera di parte.
Quando un movimento viene associato in modo marcato a uno schieramento politico, rischia di perdere la sua capacità trasversale di attrarre consensi.
Il dato più significativo, dunque, non è soltanto la riduzione numerica dell’identificazione, ma la crescente convinzione che il femminismo sia divenuto uno strumento retorico nel confronto politico.
In un contesto sociale caratterizzato da polarizzazione e saturazione mediatica, molti giovani sembrano reagire prendendo le distanze dalle etichette percepite come ideologizzate.
Questo non implica necessariamente un rifiuto delle pari opportunità o della lotta contro le discriminazioni, ma segnala una frattura tra il linguaggio politico e la sensibilità di una parte consistente della nuova generazione.
In definitiva, la traiettoria degli ultimi quattro anni mostra un progressivo indebolimento dell’autoidentificazione femminista in Spagna, accompagnato da un aumento della diffidenza verso l’uso politico del termine.
Resta da vedere se si tratti di una fase transitoria o dell’inizio di un mutamento più profondo nel modo in cui le nuove generazioni interpretano le questioni di genere e il loro rapporto con i movimenti sociali. I numeri, tuttavia, indicano chiaramente che il consenso non è più quello di qualche anno fa e che il dibattito pubblico dovrà fare i conti con questa trasformazione.
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