Un cittadino cinese di 33 anni, Xu Zewei, è stato arrestato all’aeroporto di Malpensa lo scorso 3 luglio, appena sbarcato da un volo proveniente da Shanghai, su mandato di cattura internazionale emesso dalle autorità statunitensi. L’uomo, secondo quanto emerso da fonti giudiziarie italiane, sarebbe accusato di aver fatto parte di un’organizzazione di hacker al servizio del governo cinese, responsabile di attività di spionaggio informatico, tra cui la sottrazione di dati sensibili riguardanti i vaccini anti-Covid sviluppati nel 2020 presso l’Università del Texas.
Il provvedimento di arresto, richiesto dal Distretto meridionale del Texas e eseguito dagli agenti della Polizia di Stato presso lo scalo lombardo intorno alle ore 11 del mattino, si basa su un’inchiesta dell’FBI che coinvolge anche altri cittadini cinesi. Xu Zewei si trova attualmente detenuto presso il carcere di Busto Arsizio, in provincia di Varese, dopo che la giudice della Corte d’Appello di Milano, Veronica Tallarida, ha convalidato il fermo e disposto la misura cautelare in carcere, in ragione del concreto rischio di fuga e della mancanza di legami radicati nel territorio italiano.
Stando agli atti trasmessi dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, Xu sarebbe coinvolto in una rete di cybercriminali responsabili di gravi reati federali, tra cui: frode telematica e furto aggravato d’identità (pena massima: 5 anni); associazione a delinquere finalizzata alla frode telematica (pena massima: 20 anni); accesso non autorizzato a sistemi informatici protetti (pena massima: 5 anni); furto aggravato di identità personale (pena massima: 2 anni).
Secondo le autorità americane, l’indagato avrebbe operato in sinergia con altri soggetti legati direttamente o indirettamente al governo di Pechino, con l’obiettivo di ottenere indebitamente informazioni scientifiche e tecnologiche strategiche, sottraendole a centri di ricerca statunitensi e internazionali. Tra gli obiettivi della presunta attività di intrusione, rientrano in particolare i dati sulla ricerca e sviluppo dei vaccini anti-Covid, all’epoca in fase avanzata presso l’Università del Texas e altri istituti scientifici americani.
La versione della famiglia, tuttavia, è ben diversa. La moglie di Xu Zewei, residente a Shanghai, ha dichiarato che il marito è un semplice tecnico informatico impiegato in un’azienda privata e che si trovava in Italia unicamente per un breve periodo di vacanza. La difesa legale, affidata all’avvocato Enrico Giarda, ha immediatamente contestato l’impianto accusatorio, sostenendo che l’uomo non avrebbe alcun legame con strutture governative cinesi e che la sua presenza in Italia era assolutamente pacifica e non collegata ad alcuna attività illecita.
Tuttavia, la giudice Tallarida ha ritenuto che sussistano indizi di un coinvolgimento attivo del 33enne nelle operazioni di hackeraggio indicate nel dossier dell’FBI. Alla luce del quadro probatorio e del rischio di espatrio, ha così disposto la custodia cautelare e ha ordinato anche il sequestro del telefono cellulare del sospettato, nel tentativo di acquisire eventuali dati rilevanti ai fini dell’indagine internazionale.
È fissata per domani mattina, presso la Corte d’Appello di Milano, l’udienza preliminare del procedimento estradizionale. In questa fase iniziale, sarà effettuata l’identificazione personale dell’arrestato e verificata l’eventuale disponibilità ad acconsentire all’estradizione verso gli Stati Uniti. Si tratta di un passaggio tecnico, ma cruciale, che aprirà una procedura destinata a protrarsi per settimane, qualora Xu decidesse di opporsi al trasferimento negli USA. Se l’indagato dovesse acconsentire spontaneamente all’estradizione, il procedimento si concluderebbe in tempi rapidi; in caso contrario, la Corte valuterà la regolarità formale e sostanziale della richiesta americana, alla luce dei principi del diritto internazionale, del rispetto dei diritti fondamentali e dell’assenza di motivazioni politiche dietro le accuse.
Il caso Xu Zewei si inserisce in un contesto di tensioni crescenti tra Stati Uniti e Cina, dove lo spionaggio cibernetico rappresenta una delle principali aree di attrito. Le autorità americane accusano da anni la Repubblica Popolare Cinese di utilizzare squadre di hacker per sottrarre segreti industriali, militari e scientifici alle principali potenze occidentali. Pechino, da parte sua, nega sistematicamente ogni coinvolgimento in operazioni di cyberspionaggio su larga scala.
L’arresto in territorio italiano di un cittadino cinese coinvolto in una vicenda di questo tipo assume inevitabilmente anche un rilievo diplomatico. Roma si trova ora a dover gestire un caso spinoso, che potrebbe attirare l’attenzione non solo dei media internazionali, ma anche dei rispettivi governi interessati. Sarà compito della magistratura italiana valutare la fondatezza della richiesta statunitense e garantire che ogni passaggio avvenga nel rispetto delle norme del diritto e delle tutele previste dalla Costituzione e dai trattati internazionali. Intanto, Xu Zewei resta in carcere, in attesa che la giustizia faccia il suo corso.
Foto di copertina: creata con l’I.A.
