Con la sentenza 204/2025 la Corte Costituzionale ha negato alla Regione Toscana il diritto di fissare per legge i requisiti di accesso al suicidio assistito, di disciplinare modalità e tempistiche con cui le Asl dovrebbero valutare le richieste e intervenire nella procedura, colpendo il cuore politico della legge disegnata dall’Associazione Coscioni e riducendo drasticamente le pretese di intervento regionale su una materia che resta, negli aspetti sostanziali, riservata al legislatore nazionale.
Sul fronte parlamentare, è la stessa Corte a chiarire che non esiste alcun obbligo di intervento né alcun vuoto normativo, definendo le proprie sentenze “autoapplicative”.
La notizia, quindi, è che i Consigli regionali che stanno discutendo la proposta di legge Coscioni si trovano davanti a un testo gravato da profili di incostituzionalità già accertati, mentre le Regioni che l’hanno bocciata nei mesi scorsi hanno agito nel pieno rispetto della Costituzione, evitando ideologiche fughe in avanti. Questa sentenza conferma in ogni caso la deriva politica della Consulta, che scavalca il Parlamento e indebolisce la sovranità popolare, trasformando l’aiuto al suicidio in “assistenza sanitaria” e obbligando il Servizio Sanitario Nazionale a rendersi complice di questa deriva di morte.
Antonio Brandi
Presidente di Pro Vita & Famiglia onlus
Foto di Gerd Altmann da Pixabay
