Due violentissime scosse a distanza di pochissimi secondi l’una dall’altra – la prima di magnitudo 7.2 e la seconda, il mainshock principale, di ben 7.5 della scala Richter – hanno colpito la costa centro-settentrionale del Venezuela.
L’Istituto Geologico Statunitense (USGS) ha immediatamente classificato il sisma come il più forte registrato in territorio venezuelano negli ultimi 126 anni, superando in intensità persino le storiche e distruttive faglie del secolo scorso.
L’epicentro è stato localizzato nello Stato di Yaracuy, non lontano dalla città costiera di Morón, ma l’ipocentro estremamente superficiale – calcolato ad appena 10 chilometri di profondità – ha propagato l’energia distruttiva in quasi tutta la nazione, radendo al suolo interi quartieri della capitale Caracas e delle aree limitrofe.
Le immagini che rimbalzano sui social media e attraverso le poche linee telefoniche rimaste attive restituiscono scenari di guerra.
Il panico ha paralizzato la capitale nel tardo pomeriggio, spingendo migliaia di persone a riversarsi in strada tra enormi nuvole di polvere prodotte dal cedimento strutturale di palazzi e infrastrutture storiche.
Il sindaco del municipio di Chacao, distretto nevralgico nella zona est di Caracas, ha confermato che ci sono numerose vittime per il crollo di diversi edifici residenziali e uffici, descrivendo la situazione come terrificante a causa dei muri volati in aria e dei boati continui.
Tra le zone più colpite spiccano i quartieri di Altamira – dove si registra il tragico collasso di una torre di ben 22 piani – e Los Palos Grandes.
Nella zona sud-orientale della città, la quasi totalità dei grattacieli ha riportato danni strutturali gravissimi o è collassata su se stessa.
Nel frattempo, i soccorritori e i cittadini scavano letteralmente a mani nude tra le montagne di cemento per estrarre i sopravvissuti, mentre la terra continua a tremare con oltre 20 scosse di assestamento.
La presidente ad interim, Delcy Rodríguez, è comparsa in televisione visibilmente scossa per proclamare ufficialmente lo stato di emergenza nazionale, definendo l’accaduto “un disastro senza precedenti”.
Il primo bilancio ufficiale fornito dal governo parla di almeno 32 morti e oltre 700 feriti ospedalizzati o assistiti in strutture d’emergenza.
Si contano inoltre centinaia di dispersi, intrappolati sotto le macerie dei palazzi collassati.
Le autorità temono che il bilancio finale possa essere infinitamente più pesante.
Il sistema PAGER dell’USGS stima infatti un’elevata probabilità che il conteggio reale delle vittime possa salire drasticamente nelle prossime ore, a causa delle scarse o inesistenti norme antisismiche di molti complessi abitativi del Paese.
Il cuore logistico del Venezuela è paralizzato. Lo Stato costiero di La Guaira è stato ufficialmente dichiarato “zona di disastro”.
Qui, l’Aeroporto Internazionale Simón Bolívar di Maiquetía – il principale scalo del Paese – ha subito danni strutturali gravissimi al tetto e ai terminal, costringendo le autorità a cancellare immediatamente tutti i voli commerciali e umanitari.
Si registrano inoltre incendi multipli causati dall’esplosione di condutture e bombole di gas nel complesso Hugo Chávez, gravi cedimenti alla Scuola Navale di Catia La Mar, un blackout totale in ampie porzioni di Caracas e l’interruzione diffusa dei servizi internet e delle telecomunicazioni.
Mentre le scuole di ogni ordine e grado rimarranno chiuse per i prossimi giorni per consentire le verifiche statiche e dare priorità alle operazioni di salute pubblica, la macchina degli aiuti internazionali ha iniziato a muoversi.
La presidente Rodríguez ha espresso profonda gratitudine per il supporto tempestivo offerto dalle Nazioni Unite e dai governi stranieri, inclusi Stati Uniti, Messico, Colombia e Brasile, che stanno già mobilitando contingenti di ricerca e soccorso speciali.
La Croce Rossa Venezuelana, supportata dalla Federazione Internazionale (IFRC), ha aperto centri di crisi e ospedali da campo, ma la situazione resta estremamente fluida e incerta.
Il Venezuela affronta ora le ore più buie della sua storia recente, sospeso tra il terrore di nuove repliche e la disperata corsa contro il tempo per salvare chi è ancora vivo sotto le macerie.
