Siamo solo al 9 gennaio e in pochi giorni il mondo ha già mostrato un volto che inquieta. Una chiesa bruciata nei Paesi Bassi, giovani morti tragicamente in un incidente in Svizzera, una madre di 37 anni uccisa negli Stati Uniti durante un intervento dell’ICE, un sacerdote accoltellato a Modena, e ancora cristiani perseguitati e uccisi in Pakistan e in altre parti del mondo solo per la loro fede. Tragedie diverse, lontane tra loro, eppure legate da qualcosa che non possiamo più ignorare.
Non sono semplici fatti di cronaca. Sono ferite che raccontano un mondo in cui la vita è diventata fragile, esposta, facilmente sacrificabile. Un mondo in cui si muore troppo facilmente e in cui la violenza, in forme diverse, non scandalizza più come dovrebbe. Ci fermiamo un attimo, poi andiamo avanti, come se tutto questo fosse normale.
Eppure una domanda resta sospesa: come siamo arrivati a questo punto? Forse perché, poco alla volta, abbiamo smesso di mettere Gesù al centro. Abbiamo tolto Dio dalla vita personale, dalle famiglie, dalla società, convinti di poterci bastare da soli. Abbiamo parlato di progresso, di autonomia, di libertà, ma senza un centro il cuore dell’uomo si svuota.
Abbiamo appena celebrato il Natale. Abbiamo ricordato che Dio si è fatto uomo, che il Verbo è entrato nella storia, che Gesù è venuto per salvare l’umanità. Ma non tutti lo hanno accolto. Per molti Cristo resta una figura del passato, una tradizione, qualcosa da ricordare per qualche giorno e poi mettere da parte. E quando Gesù non è davvero vivo nella vita degli uomini, il mondo diventa più duro, più freddo, più capace di ferire.
La persecuzione dei cristiani, le chiese bruciate, i sacerdoti colpiti, le vite innocenti spezzate non sono incidenti isolati. Sono il frutto di un’umanità che ha deciso di vivere senza Dio. E quando Dio viene escluso, la vita perde valore, l’altro diventa sacrificabile, il male trova spazio.
Chi può salvarci da tutto questo, se non il Salvatore?
Non le ideologie, non le strutture, non il progresso umano. Solo Cristo può ridare un centro al cuore dell’uomo e al mondo. Senza di Lui continueremo a costruire una realtà che ferisce e distrugge. Con Lui, c’è ancora una possibilità di custodire la vita e riconoscere ciò che è sacro.
ZARISH IMELDA NENO
