Una sentenza destinata a fare giurisprudenza scuote il mondo della medicina e della psicologia negli Stati Uniti. Fox Varian, oggi ventiduenne, ha ottenuto un risarcimento di 2 milioni di dollari dopo aver citato in giudizio la sua psicologa e il suo chirurgo per negligenza medica (malpractice). La giuria di White Plains, New York, ha riconosciuto la responsabilità dei professionisti per aver sottoposto la giovane a una doppia mastectomia quando aveva solo 16 anni.
Il caso di Fox Varian non è solo una vicenda giudiziaria, ma il ritratto di un’infanzia profondamente segnata dal dolore. Come emerso dalle testimonianze in aula, Fox ha vissuto un’adolescenza turbolenta: il divorzio dei genitori, lunghe battaglie per l’affidamento e l’allontanamento dalla figura paterna. Una fragilità che si era manifestata attraverso depressione, ansia, disturbi alimentari e una diagnosi di autismo.
Secondo la dottoressa Jennifer Roback Morse, fondatrice e presidente del Ruth Institute, è proprio in questo terreno di sofferenza che si è inserita l’ideologia di genere. “Non sorprende che una figlia di genitori divorziati lotti per trovare la propria identità”, ha commentato la Morse. “Invece di aiutarla a comprendere le radici del suo malessere, i professionisti hanno imboccato la via della transizione come presunta soluzione magica”.
Uno degli aspetti più inquietanti emersi dal processo riguarda le pressioni subite dalla madre di Fox. Alla donna era stato detto esplicitamente che, se non avesse acconsentito alla transizione della figlia, la giovane si sarebbe suicidata.
“Questo ricatto emotivo è il ‘biglietto d’oro’ di certi psicologi”, ha denunciato duramente la dottoressa Morse. “Convincere genitori in buona fede che si tratti di una questione di vita o di morte fa leva sulle loro paure più profonde”. La madre di Fox ha confermato questa sensazione, descrivendo una psicologa “estremamente enfatica e pressante”, al punto da farle sentire che non esistesse altra scelta possibile.
Per il Ruth Institute, la sentenza rappresenta una vittoria della verità contro quella che definiscono l’avidità dell’establishment medico. “Il Giuramento di Ippocrate non può competere con il segno del dollaro”, ha affermato la Morse, sottolineando come la transizione di genere sia diventata un business lucrativo.
La sentenza viene vista come un possibile “punto di svolta” simile a quanto accaduto nel Regno Unito con il Rapporto Cass del 2024, che ha evidenziato i danni dei trattamenti ormonali e chirurgici sui minori, portando alla chiusura della clinica Tavistock.
“Questi bambini vulnerabili, spesso segnati da ferite profonde, stanno diventando adulti che vedono con chiarezza il danno subito”, conclude la nota del Ruth Institute. Attualmente, sono oltre venti i casi simili in attesa di giudizio negli Stati Uniti.
La speranza espressa dal mondo pro-life e dalle associazioni cattoliche è che questa vittoria legale spinga i centri per il genere a fermarsi, riconoscendo che l’identità umana è radicata nel corpo e che il disagio psichico dei giovani richiede ascolto, accoglienza e cura delle ferite dell’anima, non interventi chirurgici irreversibili.
