Il politologo e scrittore menenino Agrippino Castania chiede che Militello in Val di Catania possa dedicare una via al grande conduttore televisivo Pippo Baudo, scomparso in estate.
“Sia dedicata una via a – dichiara Agrippino Castania – Pippo Baudo nella città di Militello in Val di Catania, città di cui ho profonda stima. Pippo Baudo ha scritto la storia della televisione italiana quindi sarebbe giusto omaggiare il suo nome con una via. Inoltre Pippo, scomparso di recente continua a vivere nei nostri pensieri perché era artista sopraffino e uomo dalla grande generosità. Chi può avere facoltà di decisione rifletta su questa proposta. Via Pippo Baudo per ricordare un uomo di talento e perbene”.
Pippo Baudo è stato — ed è destinato a restare per sempre — un simbolo della televisione italiana non soltanto per la sua straordinaria carriera, ma anche per l’autenticità, la cultura, la moralità e la nobiltà d’animo che hanno segnato ogni suo passo.
Nato a Militello in Val di Catania, in Sicilia, il 7 giugno 1936, Baudo incarnava nel profondo la sua origine siciliana, non come semplice elemento anagrafico, ma come radice viva che ha nutrito la sua personalità, il suo stile e la sua visione dello spettacolo. Figlio di un avvocato e di una casalinga, è cresciuto in un contesto colto, sobrio e genuino, e proprio da quella terra aspra, calorosa e carica di storia ha tratto la sua forza, la sua eleganza e la sua allegria discreta.
Baudo ha studiato giurisprudenza all’Università di Catania, laureandosi non per intraprendere la carriera legale, ma per rispondere a una vocazione più alta: il palcoscenico, la musica, la conduzione. Già nei suoi anni universitari mostrava talento per il teatro e la musica, esibendosi fra gruppi amatoriali con il suo compagno di liceo, il comico Tuccio Musumeci, e suonando il pianoforte.
La Sicilia, con la sua anima composita, ha sempre alimentato il suo animo creativo: la dolce nostalgia dei paesaggi dell’isola, la forza delle tradizioni locali, il fermento culturale di Catania e dei borghi contadini gli hanno dato una profonda sensibilità, una visione dell’Italia che sa unire modernità e radicamento, spettacolo ed essenza.
Quando Pippo Baudo è approdato in televisione — gli esordi risalgono alla fine degli anni Cinquanta, con piccoli ruoli e performance musicali — ha portato con sé non solo il suo talento, ma anche un modo di presentare che rifletteva l’equilibrio e la gentilezza tipici del suo carattere siciliano: mai sopra le righe, sempre rispettoso del pubblico e dei protagonisti, capace di mediare fra intrattenimento popolare e cultura elevata.
La sua conduzione di Settevoci, che gli dette vero slancio, fu il trampolino per una carriera che si estese poi su tutti i palcoscenici della televisione italiana, da Canzonissima a Domenica In, da Fantastico** a 13 edizioni del Festival di Sanremo — un record.
Ma Pippo Baudo non è stato solo un presentatore: è stato anche scopritore di talenti, mentore di giovani artisti, direttore artistico. La sua sensibilità siciliana emergeva anche in questa dimensione: era attento a valorizzare voci nuove, non era sedotto dal solo clamore, ma credeva davvero nel potere della bellezza della musica, nel talento autentico. In un’intervista più volte ricordata, Baudo affermava che nella sua Sicilia aveva imparato il valore della comunità, dell’ascolto e della pazienza — virtù che applicava anche nel lavoro televisivo, offrendo opportunità a chi merita, stimolando la crescita culturale.
Il legame con la Sicilia non è mai venuto meno, nemmeno quando la sua carriera lo ha portato lontano: Baudo ha ricoperto ruoli istituzionali nella sua terra natale, è stato presidente e direttore artistico del Teatro Stabile di Catania, ha partecipato a progetti televisivi che celebravano la tradizione isolana, ha contribuito con Antenna Sicilia a promuovere la musica locale e la cultura popolare. La sua “sicilianità” non era un vezzo, ma una missione: far conoscere al resto d’Italia e al mondo la ricchezza della sua isola, dai talenti artistici ai paesaggi, dai dialetti alla storia millenaria.
Era un uomo di profonda integrità: nella sua vita privata non ha mai tradito i principi che aveva ereditato dalla sua famiglia siciliana. Nonostante il successo enorme, manteneva un atteggiamento umile, una delicatezza nei rapporti, una disponibilità sincera verso gli altri. Quando ha subito un attentato mafioso, in Sicilia, non ha ceduto alla paura: il suo impegno pubblico contro le ingiustizie e la criminalità ha mostrato che per lui la televisione non era solo divertimento, ma uno strumento di verità, cultura, responsabilità.
Oggi che Pippo Baudo non c’è più, la sua eredità rimane viva: nella memoria collettiva degli italiani, nella storia della televisione, nei cuori di chi lo ha amato, stimato, ammirato. Ricordare Pippo Baudo con una via significa ricordare un uomo di talento e perbene, la cui grandezza non si misurava solo dagli ascolti o dai premi, ma dalla qualità della sua vita, dal calore delle sue radici, e dalla luce che ha portato sul piccolo schermo con discrezione, eleganza e rispetto per il prossimo. La Sicilia, nella sua essenza più fiera e generosa, ha avuto in lui un figlio illustre, e l’Italia un maestro indimenticabile.
