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Il panorama politico italiano si arricchisce di una nuova realtà che punta a raccogliere l’eredità della destra e a dare voce agli elettori delusi. Con l’inaugurazione della prima sede nel Triveneto, il movimento “Futuro Nazionale” traccia la sua linea programmatica e strategica in vista dei prossimi appuntamenti elettorali e dell’imminente Assemblea Costituente a Roma. In questa intervista, Stefano Valdegamberi, consigliere regionale del Veneto e figura chiave nello sviluppo territoriale del movimento, illustra i punti di rottura con l’attuale coalizione di governo, la visione etica del progetto e il modello organizzativo ispirato alla figura di Roberto Vannacci per la costruzione di una nuova classe dirigente radicata sul territorio.
Nato a Tregnago, nel Veronese, Stefano Valdegamberi ha alle spalle una lunga esperienza nelle istituzioni e nel tessuto amministrativo locale. Laureato in Economia e Commercio all’Università degli Studi di Verona ed economista di formazione, ha iniziato il suo percorso politico come sindaco di Badia Calavena, per poi approdare al Consiglio Regionale del Veneto, dove è stato riconfermato per più legislature ricoprendo anche il ruolo di Assessore regionale alle Politiche sociali, ai flussi migratori e all’edilizia residenziale pubblica. Da sempre attento alle istanze del territorio del Nord-Est e promotore di battaglie legate all’autonomia e alla tutela dei valori tradizionali, Valdegamberi rappresenta oggi uno dei volti principali della mobilitazione di Futuro Nazionale nella macroarea veneta.

Dopo l’inaugurazione della prima sede del Triveneto, quale ruolo avrà questa ampia zona geografica nella strategia nazionale di “Futuro Nazionale”?
«Verona si trova in una posizione di crocevia, comoda da raggiungere da diverse regioni contermini. La sede, che sarà operativa subito dopo l’Assemblea Costituente a Roma del prossimo 12 e 13 giugno, diventerà un punto di riferimento per tutte le attività del partido e per l’incontro con i cittadini che vogliono associarsi a Futuro Nazionale. Vogliamo radicarci ovunque sul territorio entro quest’anno, selezionando una classe dirigente locale basata sulla competenza, sul merito e soprattutto sulla fedeltà ai valori del partito.»
Roberto Vannacci parla di una destra “più identitaria e autonoma”. In cosa Futuro Nazionale si differenzia concretamente da Lega e Fratelli d’Italia?
«Futuro Nazionale nasce perché la destra italiana è finita per avallare le stesse dinamiche a cui, quando si trovava all’opposizione, diceva di opporsi. Molti si chiedono: cosa c’è di diverso dalle posizioni di Draghi e della von der Leyen nell’attuale governo? Francamente è difficile trovare delle differenze. L’Italia deve smettere di essere sotto il ricatto della grande finanza mondiale e di dover accettare decisioni in campo internazionale che non rispondono agli interessi del nostro Paese. L’Unione Europea ha attuato politiche e assunto decisioni che sono andate contro i suoi stessi interessi e contro quelli dell’Italia in particolare. I veri anti-europeisti sono paradossalmente coloro che oggi si riempiono la bocca di Europa, per poi scoprire che sono al libro paga di grandi interessi tutt’altro che europei. Su questo, sia la Lega sia Fratelli d’Italia hanno dimostrato di aver ceduto alle pressioni di coloro che — a parole — hanno finto di combattere finché si trovavano all’opposizione. È questo cambiamento di rotta che ha alimentato la sfiducia dell’elettorato di centro-destra, sfociata poi nel non-voto.»
A Verona avete mostrato una forte capacità di mobilitazione. State già lavorando a una candidatura autonoma per le amministrative del 2027?
«Un altro elemento di differenziazione riguarda i temi etici. Nel nostro statuto è ben chiaro il netto rifiuto delle ideologie woke e gender, mentre la tutela della vita, la famiglia e la sussidiarietà orizzontale e verticale sono tutti principi cardine del nostro partito. Oggi tra Forza Italia e il Partito Democratico non c’è soluzione di continuità su questi temi, e il relativismo utilitaristico ed edonistico è diventato il metro di misura delle leggi. Ecco perché Futuro Nazionale si pone come l’alternativa per il recupero della “destra tradita”.»
Molti osservatori vedono in Futuro Nazionale un movimento molto legato alla figura di Vannacci. Come state costruendo una classe dirigente territoriale capace di durare nel tempo?
«Vannacci è un leader naturale, tra l’altro con esperienze professionali e titoli di studio plurimi di altissimo livello. Si pone diverse spanne sopra la media della classe politica italiana ed europea. Il partito si costruisce soprattutto attorno a persone fortemente motivate, coraggiose nel portare avanti le proprie idee e dotate di competenza. Chi non crede fermamente negli ideali di Futuro Nazionale e pensa di cogliere l’occasione per una sistemazione personale sbaglia partito. Futuro Nazionale accoglie tutti, ma non è un partito in cui fare scalate o creare correnti in contrapposizione. Su questo possiamo dire che l’impostazione sarà molto militare. Per chi non accetta questo approccio, l’offerta politica in Italia è ampia e le porte sono sempre aperte. Per noi il raggiungimento degli obiettivi nei programmi è prioritario e non tolleriamo tentennamenti dettati dall’opportunismo.»
Lei ha parlato di nuovi ingressi importanti nel movimento. Che tipo di amministratori e profili politici state cercando per radicarvi nei territori del Nord Est?
«Stanno aderendo giorno dopo giorno sempre nuovi amministratori a livello locale: sindaci, assessori e consiglieri. Per noi sono preferibili coloro che lavorano quotidianamente accanto alla gente, come appunto gli amministratori locali, e che sono stati legittimati dal voto di preferenza del popolo. Anche stamattina mi hanno comunicato la loro adesione due assessori comunali. È uno tsunami che sta attraversando il Paese, guidato da chi non si rassegna al declino e alle imposizioni, ma vuole reagire con forza e coerenza nell’interesse prioritario del Paese. Questo è Futuro Nazionale.»
