Pro Vita & Famiglia onlus esprime la più ferma contrarietà alla decisione del Tribunale per i minorenni dell’Aquila che ha disposto l’allontanamento dei tre figli dei coniugi Trevallion, la cosiddetta “famiglia dei boschi” di Chieti, colpevole solo di aver scelto di vivere in un casolare in Abruzzo e di proporre ai figli percorsi educativi non convenzionali ma comunque nel solco della responsabilità genitoriale e privi di conseguenze dannose certificate.
«Siamo di fronte a una lesione gravissima del primato educativo dei genitori. Lo Stato e i servizi sociali devono intervenire soltanto in presenza di abusi, maltrattamenti o trascuratezze accertate, non per punire stili di vita che non rientrano nello “standard” dominante. I figli non appartengono allo Stato, ma alla loro famiglia» dichiara Jacopo Coghe, portavoce di Pro Vita & Famiglia. Per la onlus questo caso è il sintomo di uno strapotere dei servizi sociali e di una deriva statalista che tende a considerare i bambini come oggetto di controllo pubblico.
«Se passa il principio che chiunque esca dai binari di una omologazione “politicamente corretta” può vedersi portare via i figli – aggiunge Coghe – nessuna famiglia è più al sicuro: oggi tocca a chi vive nella natura, domani potrebbe toccare a chi sceglie percorsi educativi non statali, a chi trasmette valori morali o religiosi controcorrente o a chi non si adegua all’ideologia dominante».
Per questo Pro Vita & Famiglia chiede al Ministro della Giustizia Nordio – con una petizione che in pochi giorni ha superato le 10.000 firme – di fare piena luce sul caso e di intervenire per limitare gli allontanamenti ingiustificati, riequilibrando i poteri dei servizi sociali e garantendo davvero il diritto dei minori a crescere nella propria famiglia, sostenendola invece di smantellarla.

Assolutamente d’accordo.
C’e’ una gravissima lesione della liberta’ individuale mentre si lasciano bambini affidati a genitori psicopatici, con le conseguenze che vediamo sui media ogni giorno.
Condivido.
Sono cresciuta in un villaggio montano 1010metri s.l.m. Famiglia di contadini senza acqua in casa (alla fontana col secchio) ; luce elettrica ( illuminazione con lampada a petrolio o lanterna ) nessun elettrodomestico, naturalmente. Riscaldamento: caminetto e stufa economica dov’è si cuocevano i cibi. I panni lavati al torrente e asciugati al sole stesi sui cespugli intorno. Avendo, mucca, polli, conigli gustavamo latte, burro, formaggi genuini; uova freschissime, e carne di coniglio. Il bagno si faceva in ampie conche: l’acqua scaldata sulla stufa in pentola di rame. Sapone di Marsiglia che profumava di pulito. Verdure dell’Orto, frutta direttamente dall’albero; pane cotto nel forno comune, impastato dalla farina del grano, seminato, sarchiato, trebbiato e portato al mulino… Sono giunta alla soglia di 86 anni, e malgrado le comodità offerte oggi, rimpiango la felicità agreste della mia infanzia. Ritengo gravemente ingiusto l’allontanamento dei figli da questa coppia. Un atto irragionevole data la spensieratezza e la sanità dei bambini. L’istruzione primaria data dai genitori è legale. La bambina ha superato gli esami di prima e seconda elementare e frequenta la terza. Altre risorse ha la famiglia autosufficiente e unita. Spero che la Legge sia benigna non matrigna nei loro confronti e rimedi a questo errore giudiziario. In Fede