«Chiediamo al Parlamento di ignorare i pareri ideologici di una minoranza di enti scientifici che hanno attaccato il Ddl Disforia di Genere presentato dal Governo. Innanzitutto perché tali realtà spingono per la medicalizzazione precoce dei minori mentre Paesi come Finlandia, Svezia e Regno Unito, un tempo “pionieri” in tali pratiche, hanno ridimensionato o sospeso questo “approccio affermativo” proprio per l’assenza di evidenze solide e di gravi dubbi sugli esiti a lungo termine. Il carattere ideologico dei pareri di appena sei enti su un totale di oltre 400 presenti in Italia è ancor più palese considerando l’assenza di autorità competenti in ambito psicologico e psichiatrico, che dovrebbero costituire la prima linea di intervento nei casi di disagio dei minori con presunta disforia di genere. Il Parlamento deve invece accelerare su una legge che faccia chiarezza, ponga dei limiti clinici e istituisca un registro nazionale dei farmaci per poter raccogliere dati, monitorare effetti ed esiti clinici al fine di arrivare anche in Italia al blocco totale e definitivo della somministrazione di Triptorelina e in generale della ‘transizione di genere’ di minori».
Così, in una nota, Jacopo Coghe, portavoce di Pro Vita & Famiglia onlus, commenta la posizione di alcune società, tra le quali la Società Italiana di Endocrinologia (Sie), la Società Italiana di Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica (Siedp) e l’Osservatorio Nazionale Identità di Genere (Onig) al Ddl “Disposizioni per l’appropriatezza prescrittiva e il corretto utilizzo dei farmaci per la disforia di genere” presentato dai ministri della salute Schillaci e della famiglia Roccella e in corso di esame in commissione al Senato.
