Occorre spesso tornare alle origini per scoprire il nostro possibile futuro. E’ quanto si evince leggendo un saggio di Wilhelm Emmanuel von Ketteler, (1811-1877), «La questione operaia e il cristianesimo».
Vescovo di Muster, l’autore ebbe un ruolo magistrale nella elaborazione di un cattolicesimo sociale in Germania in grado di offrire una valida alternativa sia al capitalismo dei tempi della rivoluzione industriale sia alla diffusione dell’ideologia marxista che si sarebbe affermata nella seconda metà del XX secolo. Era ascoltato e seguito anche da protestanti ed ebrei per l’originalità del suo pensiero e la sua capacità di azione. Fu fiero avversario del Bismarck e del suo Kulturkampft.
La pregevole pubblicazione è avvenuta a cura di Alberto Lo Presti, responsabile del centro Igino Giordani.
Perchè un testo del 1864 ci può ancora dire qualcosa di attuale? Esso rappresenta una critica efficace al liberalismo e al socialismo di matrice tedesca che in quegli anni si stavano affermando e, nello stesso tempo, evidenzia come i problemi di allora stiano tornando con lo smantellamento dello stato sociale in conseguenza delle stesse ideologie criticate dal battagliero Vescovo.
Il Von Ketteler, prelato coraggioso e di famiglia nobile, riteneva che il cristianesimo fosse l’unica via per affrontare la questione operaia. Egli evidenziava come il nichilismo che caratterizzava sia il liberalismo che il socialismo nella loro visione antropologica non fosse in grado di offrire soluzioni per la considerazione solo materialistica della persona umana.
Come Leone XIII nella Rerum Novarum, il Von Ketteler ritiene che l’origine dei problemi delle classi più povere deriva, in primo luogo, dall’abbandono della società cristiana e dall’affermarsi dell’egoismo immanentista.
Il prelato afferma «Il cristianesimo ha risolto tutte le grandi questioni – attraverso lo spirito creativo del figlio di Dio- da quando è giunto sulla terra».1 A questo proposito porta l’esempio della abolizione della schiavitù dall’interno che era un sistema comune nelle società antiche.
Indica 4 mezzi per risolvere la questione della povertà dei più deboli che non hanno perso la loro attualità.
Il primo mezzo sono gli istituti di sostegno per gli inabilitati al lavoro cioè la necessità di vedere la realtà della indigenza umana che il liberalismo egoista di allora e di oggi volevano e vogliono cancellare. L’esperienza delle società ispirate dal cristianesimo è piena di associazioni che hanno cercato di dare sollievo a questo problema.
La seconda risposta alla povertà è data dalla famiglia cristiana che è una realtà che moltiplica le risorse e assicura la solidarietà, mentre è attaccata sia dal liberalismo che dal socialismo.
Il terzo elemento che favorisce i poveri è l’educazione ai valori cristiani e alla virtù che vede l’uomo proiettato al suo destino eterno e capace di dare senso al lavoro.
Il quarto elemento sono le associazioni che promuovono il mutuo aiuto e la giustizia.
Sono soluzioni semplici da cui occorre ripartire anche oggi.
Le condizioni dei poveri contemporanei stanno regredendo a quelle dei secoli scorsi e forse la situazione è peggiore, proprio per la mancanza di una società cristiana. Le ideologie delle élites che avversano il cristianesimo non si preoccupano della sorte dei poveri e, come vediamo dalla cronaca, hanno una visione malthusiana e satanista. Non prevarranno.
VINCENZO SILVESTRELLI
