La mia vita è sempre stata intrecciata con la responsabilità civile e con la visione di un mondo migliore, fondato sulla conoscenza e sulla ragione. In molti, nel corso degli anni, mi hanno chiesto perché non abbia mai accettato di entrare in politica, nonostante le numerose proposte. La risposta è semplice: la mia politica è sempre stata la Scienza.
Ogni volta che ho fondato un istituto, organizzato una scuola o promosso un progetto di cooperazione scientifica tra nazioni in conflitto, ho fatto politica nel senso più alto del termine: ho cercato di costruire ponti dove altri erigevano muri.
Quando Andreotti scrisse che, nei momenti più gelidi della Guerra Fredda, i miei interventi avevano restituito comunicazione e dialogo al mondo politico, colse perfettamente il punto. La Scienza, quando è autentica, unisce.
Ho sempre creduto che l’impegno vero non stia nel cercare potere, ma nel cercare soluzioni.
Nelle aule universitarie, nei laboratori, nei centri di ricerca ho potuto agire, creare, ottenere risultati concreti per la conoscenza e per la pace. Entrare nei meccanismi della politica avrebbe significato rallentare quella spinta.
E io non ho mai voluto fermarmi: il mio compito è sempre stato quello di far avanzare la Scienza — e con essa, l’Umanità.
Antonino Zichichi
