Quando un’iniziativa pubblica si presenta con un forte carico simbolico, come quella del cardinale Matteo Zuppi a Monte Sole, il primo dovere di chi la commenta non è giudicare l’intenzione, ma analizzare la struttura dell’atto e i presupposti su cui si fonda.
In questo caso, la maratona di lettura dei nomi di oltre dodicimila bambini morti in Terra Santa, dal 7 ottobre 2023 al 15 luglio 2024, solleva questioni non marginali su tre piani: l’attendibilità delle fonti, la coerenza storica e il messaggio politico implicito.
Secondo il resoconto, i nomi e le età dei bambini sono stati tratti da un elenco di 469 pagine, che comprende 16 bambini israeliani e 12.211 palestinesi. Qui sorge subito una questione metodologica cruciale: quali fonti sono state utilizzate per compilare questa lista?
Molte delle cifre sulle vittime palestinesi provengono dal Ministero della Sanità di Gaza, un’istituzione gestita de facto da Hamas, parte in causa del conflitto. In passato, varie organizzazioni internazionali — incluse quelle dell’ONU — hanno utilizzato questi dati, salvo poi doverli correggere quando si è scoperto che la distinzione tra civili e combattenti era stata omessa o manipolata.
I nomi dei bambini israeliani uccisi il 7 ottobre sono documentati con precisione, con foto, atti ufficiali e inchieste. Al contrario, per molti presunti bambini palestinesi uccisi non esistono verifiche indipendenti, e le età dichiarate possono includere adolescenti arruolati come combattenti o persone morte per cause indirette.
L’Effetto di “equivalenza morale” non è da sottovalutare: presentare un unico elenco unendo vittime israeliane e palestinesi senza un contesto chiaro rischia di suggerire una simmetria di colpe e responsabilità che i fatti storici e giuridici non supportano.
In sostanza, la forza emotiva dell’iniziativa si basa su un dato non verificato e potenzialmente distorto, il che, in un contesto così sensibile, è un problema di serietà documentale.
Monte Sole è stato teatro del più grande eccidio di civili perpetrato dai nazifascisti in Italia. Lì, nel 1944, centinaia di persone furono massacrate senza alcuna giustificazione militare.
Usare questo luogo per commemorare vittime di un conflitto attuale porta con sé un paragone implicito: si stabilisce, anche se non detto apertamente, un parallelismo tra la strage di Marzabotto e le azioni militari israeliane a Gaza.
Questa analogizzazione storica è problematica per almeno due motivi:
Equipara un’operazione bellica (discutibile quanto si vuole) a un atto di sterminio deliberato, senza contesto militare, quale fu quello nazifascista.
Strumentalizza un luogo di memoria italiana per una narrazione che non riguarda direttamente la nostra storia nazionale, rischiando di confondere il senso del ricordo.
L’elenco inizia dal 7 ottobre 2023 — giorno del massacro compiuto da Hamas — e termina il 15 luglio 2024. Questa scelta cronologica ha una conseguenza evidente:
Registra integralmente le vittime palestinesi di un anno di guerra, ma conta le vittime israeliane solo nel primo giorno di conflitto, ignorando quelle successive (uccise dai razzi o dagli attacchi terroristici successivi).
Il risultato è un quadro che statisticamente amplifica l’impressione di una sproporzione e di una colpa unilaterale, rafforzando un messaggio politico già presente in parte del discorso mediatico europeo.
Zuppi, pur condannando esplicitamente la “follia omicida di Hamas”, pone l’accento soprattutto sulle vittime palestinesi e sul cessate il fuoco, presentando l’atto come una maratona di preghiera e un invito alla pace. Tuttavia:
Non vi è alcun richiamo al diritto di Israele a difendersi o al fatto che Hamas, nei suoi statuti, dichiara apertamente l’obiettivo di distruggere Israele.
L’accostamento retorico tra “uccisi da Hamas” e “uccisi da Israele” in un’unica lettura di nomi, senza precisare il ruolo diretto o indiretto di Hamas nel mettere in pericolo i propri civili (scudi umani, postazioni in aree residenziali, tunnel sotto scuole e ospedali), produce un messaggio moralmente livellante.
L’effetto finale è più vicino a una presa di posizione politica mascherata da commemorazione religiosa che a un atto puramente spirituale.
Anche ammettendo la sincerità delle intenzioni, occorre chiedersi: a cosa serve realmente leggere dodicimila nomi in un pomeriggio?
La quantità rende impossibile un vero ascolto o ricordo individuale. Dopo pochi minuti, i nomi diventano un flusso indistinto, dove il singolo scompare nella massa.
La scelta stessa del gesto — più spettacolare che meditativa — sembra più adatta a un impatto mediatico che a una reale opera di memoria e preghiera.
Si è scelta la “memoria nominale” come simbolo, ma senza un lavoro critico sulle fonti e senza un contesto storico preciso, l’atto rischia di trasformarsi in una liturgia della statistica, che confonde compassione con precisione, e pietà con narrazione ideologica.
Il pericolo è che la commozione immediata, ottenuta leggendo nomi in un luogo evocativo, venga usata per veicolare un’interpretazione parziale della realtà, presentata come neutra.
Un’iniziativa del genere, se davvero vuole essere strumento di pace, dovrebbe: – indicare esplicitamente le fonti e la loro attendibilità; contestualizzare storicamente il luogo, evitando parallelismi impliciti fuorvianti; dare lo stesso spazio e approfondimento a tutte le vittime, non solo numericamente ma anche nella spiegazione delle circostanze; passare dalla “lettura di massa” a un lavoro di memoria personalizzata e verificata, che abbia un reale valore di verità. Altrimenti, il rischio è che anche in un luogo di memoria come Monte Sole, il ricordo delle vittime si trasformi in un’operazione emotiva e mediatica, dove la precisione cede il passo alla suggestione, e la compassione diventa il paravento di un racconto politico già scritto.

Interessante capovolgimento della Logica ad usum judeorum. 1. Attendibilità delle fonti. Sulla base di quale parametro la fonte palestinese è considerata “dubbia” e quella israeliana “certa”? Hamas è stata costituita, sostenuta, finanziata da USIsraele. Le fonti sono ovunque, dalla TV israeliana al- ex multis – discorso in Senato US del Sen.R. Paul.Risposta: è un chiaro bias dell’autore dell’articolo. 2. Monte Sole: c’era la guerra. La rappresaglia fu un atto esecrabile. Gaza: la rappresaglia israeliana continua a colpire i civili. Si parla di circa 200.000 persone (varie fonti internazionali). Se è diritto di Israele difendersi massacrando i civili all’infinito, anche Marzabotto è sullo stesso piano: i Tedeschi si difendevano. Quindi togliamo tutte le targhe commemorative da Monte Sole. 3. Il calcolo dopo il 7 ottobre. L’estensore dimentica i centinaia e centinaia di civili ammazzati a freddo prima del 7 ottobre. Li calcoliamo? Suggerimento: togliete l’aggettivo “cattolica” e lasciate “informazione”. E’ piu’ onesto e sincero e i Gentili non devono dire bugie. Se credenti
Sono d’accordo con Giusepp Canisio.
Trovo fuori luogo e solo uno spazio mediatico l’episodio del card. Zuppi. Che senso ha, leggere i nomi dei bambini palestinesi, uccisi dagli israeliani – aggrediti , mentre nomina solo 16 bambini uccisi da Hamas il primo giorno della guerra e tace gli altri centinaia morti durante l’anno2024! Delusione per un gesto assurdo è incomprensibile. A meno che non sia data una spiegazione plausibile. Certamente questo sciocco gesto da parte di un prelato Cattolico non fa bene alla riconciliazione e pace!
se non sono 12 mila saranno 8 mila. Israele è indifendibile oggi. Come non è difendibile hamas. Ma oggi è israele che sbaglia.