In questi tempi di guerra vale la pena ricordare il magistero che Papa Benedetto XV (1914-1922) rivolse ai popoli belligeranti nella prima guerra mondiale, formulando delle concrete proposte per fermare «l’inutile strage».
La lettera del Papa fu pubblicata in data 1 agosto 1917 dopo tre anni di lotte feroci, che videro morire milioni di giovani sui fronti di tutto il mondo. Si affermava «E primieramente, il punto fondamentale deve essere che sottentri alla forza materiale delle armi la forza morale del diritto. Quindi un giusto accordo di tutti nella diminuzione simultanea e reciproca degli armamenti secondo norme e garanzie da stabilire, nella misura necessaria e sufficiente al mantenimento dell’ordine pubblico nei singoli Stati; e, in sostituzione delle armi, l’istituto dell’arbitrato con la sua alta funzione pacificatrice, secondo e norme da concertare e la sanzione da convenire contro lo Stato che ricusasse o di sottoporre le questioni internazionali all’arbitro o di accettarne la decisione. »
E ancora «Nel presentarle pertanto a Voi, che reggete in questa tragica ora le sorti dei popoli belligeranti, siamo animati dalla cara e soave speranza di vederle accettate e di giungere così quanto prima alla cessazione di questa lotta tremenda, la quale, ogni giorno più, apparisce inutile strage. »
Il Papa proponeva, fra l’altro, il rispetto delle aspirazioni dei popoli come quello polacco, la questione armena, lo sgombero del Belgio neutrale occupato dai tedeschi in violazione del diritto internazionale.
Le condizioni del Papa offerte alle potenze belligeranti erano state elaborate partendo dalla situazione concreta di quegli anni di stallo bellico per offrire una via di uscita alla guerra europea che era stata causata dai nazionalismi sfrenati e che minacciava di rovinare l’assetto sociale come dopo avvenne con l’affermazione del nazismo e del fascismo. Quando il documento di Benedetto XV fu scritto ancora non era avvenuta la rivoluzione russa, cioè il colpo di stato bolscevico contro il governo democratico provvisorio di Kerenskij, che avrebbe portato la Russia all’uscita dalla guerra e alla vergognosa pace di Brest-Litovsk, che provocò danni gravissimi al paese e che fu perseguita per affermare il regime bolscevico internamente, trascurando gli interessi nazionali russi. La guerra che il papa voleva far cessare in modo equo e rispettoso fu vinta dalle potenze dell’Intesa e dagli USA e il pessimo trattato di Versailles del 1919 fu la causa della seconda Guerra Mondiale.
In Italia il documento di Benedetto XV sollevò l’anticlericalismo massonico e il ministro degli esteri Sidney Sonnino, uno dei protagonisti della entrata in guerra, accusò Benedetto XV di essere un sostenitore dell’Austria. La borghesia liberale italiana fu una delle principali forze che portarono, inutilmente, il paese nella guerra che era osteggiata dai ceti popolari.
Le ricerche storiche successive hanno dimostrato la imparzialità del pontefice che voleva far cessare le sofferenze che investivano i popoli europei, proponendo un sistema civile di soluzione delle controversie. Sulla stessa linea sembrava muoversi il Presidente USA di allora che però non fu coerente nelle sue impostazioni che erano strumentali agli interessi americani e non finalizzate alla creazione di un vero sistema basato sul diritto internazionale. Gli USA ad esempio non aderirono alla Società delle Nazioni che doveva realizzare i principi di Wilson. In realtà l’intervento USA, come sempre caratterizzato dalla ipocrita dichiarazione di grandi principi, era in realtà motivato da interessi finanziari.
Anche oggi la voce del Papa si è elevata per condannare il riarmo e la guerra come mezzo di soluzione dei conflitti in relazione alla attuale situazione in cui il presidente Trump ha dichiarato che l’unico limite la ssuo potere è la «propria moralità». Vediamo gli effetti di questa dichiarazione nei crimini commessi dalla coalizione Epstein di USA e Israele nella nuova guerra in Iran.
