di Bruno Volpe
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INTERVISTA A DON MAURIZIO PATRICIELLO
Una babygang di ragazzini, tra gli undici e i dodici anni, sparando mortaretti e dicendo parole terribili al Parco degli Aquiloni di Bari ha chiesto il pizzo per non interrompere uno spettacolo.
Ne parliamo in questa intervista con don Marizio Patriciello, il coraggioso parroco campano di Caivano che combatte contro la Camorra (e la criminalità organizzata in genere) e il disagio sociale nella Terra dei Fuochi.
Don Maurizio, che ne pensa?
“Fossi nei genitori mi preoccuperei, e tanto. Fra qualche anno dalle presunte bravate alla galera il passo è breve”.
Insomma, non una ragazzata…
“Non bisogna pensare alla ragazzata o far finire questi casi in secondo piano come bravate. Il problema è che se questi ragazzini ragionano in questo modo, se parlano di pizzo e di estorsioni, è evidente che da qualche parte ne hanno sentito parlare. Il grande problema di questo tempo si chiama emergenza educativa”.
In che senso?
“Sia la scuola, che la famiglia, e aggiungo anche la stessa Chiesa, hanno perduto la loro capacità di esempio e di formazione. O per lo meno non ce la fanno più. E’ dunque urgente, se non vogliamo che tanti ragazzi si perdano per strada con gravi conseguenze future, una accordo tra queste agenzie. I genitori dal canto loro, devono – se possibile – tornare a fare il loro dovere e non far finta di nulla. So bene che dire dei no ai figli è difficile, ma il senso di responsabilità lo impone. I ragazzi non devono essere sempre accontentati. Dire un no costa tempo e popolarità, è facile dire sempre sì, ma non risulta formativo. Faccio un esempio”.
Quale?
“Tante volte i ragazzi tornano a casa con un brutto volto scolastico. Lo dicono ai genitori i quali, in alcuni casi, al posto di invitarli come sarebbe giusto e doveroso, a studiare, se la prendono con i maestri, vanno a scuola e talvolta alzano le mani agli insegnanti”.
Ciò che vivono tra le mura domestiche può spingere i ragazzini al crimine?
“Inquietante, ma penso sia così. E se veramente vogliamo il loro bene, se non desideriamo che maledicano il disinteresse o l’apatia di chi dovrebbe educarli, bisogna fare qualcosa. Oggi si inizia facendo la bravata, domani lo si fa sul serio. È nostro dovere di educatori e uomini di scuola e Chiesa educare al rispetto e alla legalità perché in negativo lo fanno già le nuove tecnologie. Quando ragazzini di dieci anni hanno in mano telefonini di ultima generazione dove vedono di tutto senza essere controllati, la realtà va ogni oltre fantasia. E ci si accosta alla violenza, si vedono siti che non si dovrebbero aprire e il salto nella piaga delle pornografia è breve. Non dobbiamo solo fingere di scandalizzarci, ma darci una mossa perchè il disastro educativo è già ben avviato. Tra l’altro le prodezze di questi ragazzini sono amplificate dalla logica del branco. Se li prendi singolarmente magari noti che hanno problemi anche seri e sono deboli”.
