Resta in territorio positivo la raccolta del risparmio gestito. Tra le singole categorie di fondi comuni, il recupero della raccolta è da attribuire ai prodotti della categoria degli obbligazionari che sono tornati ad avere flussi positivi.
La caccia al rendimento e le difficoltà delle borse, insieme alla nuova spinta espansiva delle banche centrali, ha dirottato gli investimenti verso il comparto obbligazionario.
Chi acquista non lo fa certo per vedersi erodere il capitale a scadenza: l’intento è puntare su ulteriori incrementi dei prezzi in modo da dismettere l’investimento prima della scadenza realizzando un guadagno in conto capitale.
Fatto sta che, come rovescio della medaglia, i bilanciati ed i flessibili stanno soffrendo e, nonostante il marginale risultato positivo di questa estate queste categorie di fondi da inizio anno hanno avuto lievi deflussi.
A inchiodare quindi il prudentissimo risparmio degli italiani anche sui semplici conti bancari sono incertezza, scarsa fiducia nel futuro (guerra commerciale, rallentamento economico) finanziari percepiti (più a torto che a ragione) come rischiosi.
Ma nulla si apprezza per sempre. E i margini di ascesa dei bond si vanno assottigliando, ampliando il rischio di correzione di prezzo.
Da qualche settimana parrebbe che il vento stia cambiando: ora i porti più al riparo dal rischio vengono timidamente ricercati tra le azioni che in alcuni casi presentano ricchi dividendi e prezzi attraenti.
Aggiungiamo che i titoli di Stato made in Italy con rendimenti positivi non fanno eccezione se non vengono portati a scadenza: o ci si accontenta di un tasso ‘risibile’, oppure è presente anche qui il rischio di assistere ad una discesa dei prezzi.
Non si spiega razionalmente, invece, la raccolta positiva dei fondi di liquidità visto che con i tassi ai minimi è sempre più difficile per i gestori monetari offrire un rendimento in grado di compensare le commissioni.
Peggiorano, intanto, il rosso i fondi flessibili segno che i sottoscrittori di fondi in questa fase di incertezze cercano sicurezza e preferiscono non affidarsi a soluzioni che lasciano carta bianca al gestore di spaziare tra le varie asset class.
La tendenza è, piuttosto, optare per strategie più definite, come appunto l’obbligazionario. Si spiega così anche il debole dato di raccolta dei fondi bilanciati.
Giù anche i fondi hedge, ed una generale ‘tendenza’ a sottoscrivere fondi di diritto estero, probabilmente per una differente tassazione rispetto al gestito ‘made in Italy’.
Francesco Megna
