L’Unione Europea esulta: in Moldavia il partito filo-Ue ha ottenuto la maggioranza assoluta, oltre il 50% dei voti. Bruxelles canta vittoria e la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, celebra la “determinazione” del popolo moldavo verso “Europa, democrazia, libertà”. Ma al di là degli slogan trionfalistici, cosa significa davvero questo risultato per la Moldavia e per la sua sovranità?
Innanzitutto, il dato non deve ingannare: un Paese spaccato a metà, dove quasi un quarto dell’elettorato ha scelto apertamente la via opposta, quella filorussa, e dove una fetta consistente di cittadini resta diffidente o delusa da entrambe le opzioni. Parlare di consenso unanime verso l’Europa è dunque una narrazione artificiale, costruita ad arte per consolidare il mito dell’allargamento illimitato dell’Ue.
In secondo luogo, l’ingresso o l’avvicinamento alla Ue non significa automaticamente progresso. Significa piuttosto vincolare l’economia moldava a regole dettate da Bruxelles, riducendo i margini di autonomia politica ed economica. Significa accettare condizioni stringenti, spesso imposte da élite burocratiche lontane migliaia di chilometri, incapaci di cogliere le esigenze reali della popolazione.
L’Europa parla di libertà, ma è la stessa che impone quote, regolamenti, vincoli fiscali e doganali. Parla di democrazia, ma celebra con toni trionfalistici un voto che, in realtà, mostra un Paese profondamente diviso. Parla di prosperità, ma le esperienze di altri Paesi dell’Est dimostrano che l’integrazione europea spesso ha comportato emigrazione di massa, desertificazione industriale e crescente dipendenza dai fondi comunitari.
La Moldavia rischia ora di essere un nuovo tassello in una strategia geopolitica che non guarda al benessere dei popoli, ma alla contrapposizione con Mosca. Non è un caso che la narrativa ufficiale riduca tutto a un derby “Europa contro Russia”, ignorando le complessità di una nazione che ha una storia, una cultura e un’identità che non si esauriscono nella scelta tra due poli imperiali.
Esultano a Bruxelles, ma per il cittadino moldavo la strada che si apre è incerta: più vincoli, meno libertà, e il rischio concreto di essere trasformato nell’ennesimo protettorato ai margini dell’impero europeo.

Ci sono brogli evidenti rd esagerati. La UE è dittatura woke