In Illinois un detenuto maschio, John Wesley Finnegan, che ora si fa chiamare “Hannah Dagny”, condannato a 22 anni per aver strangolato a mani nude la madre Mary Finnegan e averne abusato persino dopo la morte, è stato trasferito nel carcere femminile Decatur Correctional Center, che ospita anche un’unità mamme–bambini.
Sotto la pressione dell’ACLU (Unione Americana per le Libertà Civili) e di studi legali attivisti, il Dipartimento delle Correzioni dell’Illinois (IDOC) ha già spostato altri uomini che si identificano come “donne” nelle prigioni femminili: tra loro gli assassini Andre Cashmere Patterson (Janiah Monroe) e Kmuel Kevin King. Tutto in nome dell’ideologia gender identity (identità di genere), mentre a pagare il prezzo sono le donne detenute – spesso fragili – e perfino i neonati.
Se basta dichiararsi “donna” per entrare negli spazi femminili, che fine fanno la sicurezza, la dignità e i diritti delle vere donne e dei bambini?
Non abituiamoci a questo scempio: le donne e bambini vengono prima dell’ideologia!
Antonio Brandi
