Pro Vita & Famiglia è intervenuta presso la Corte costituzionale in qualità di amicus curiae nel giudizio sull’articolo 29-bis della legge 184/1983, chiedendo di dichiarare infondata la questione di legittimità costituzionale sollevata dal Tribunale per i minorenni di Venezia con l’ordinanza del 12 marzo 2026, nata dal ricorso di due uomini uniti civilmente che hanno espresso l’intenzione e il desiderio di adottare.
«Matrimonio e unione civile sono due istituti distinti, come la stessa Corte costituzionale ha sempre riconosciuto. Nel 2016 il legislatore ha escluso espressamente le unioni civili dalla legge sulle adozioni: non è una lacuna, è una scelta consapevole, tant’è che la norma esclude, giustamente, anche i conviventi eterosessuali. Non esiste alcun diritto alla genitorialità, neanche per quella adottiva: esiste il superiore interesse di un bambino che, tragicamente, non ha più i suoi genitori biologici, che sono comunque sempre un uomo e una donna», dichiara Antonio Brandi, presidente di Pro Vita & Famiglia.
«Inoltre – denuncia Brandi – rischiamo una deriva incontrollabile. Non a caso il giudice veneziano ha fatto leva sull’apertura alle adozioni dei single arrivata con la sentenza n. 33/2025. Se passasse anche questa breccia, il passo successivo sarebbe scontato: le adozioni per le coppie dello stesso sesso nel nostro Paese, ben oltre i casi particolari già previsti oggi dal nostro ordinamento. Per questo abbiamo inviato il nostro parere alla Corte, a cui chiediamo di rispettare il supremo interesse dei minori, perché i bambini non sono un diritto degli adulti», conclude Brandi.
