Il presidente della Polonia, Karol Nawrocki, ha posto il veto alla riforma del Codice di Famiglia che avrebbe introdotto i cosiddetti “divorzi express”, ossia la possibilità di sciogliere il matrimonio senza l’intervento di un giudice, tramite una semplice procedura amministrativa davanti a un funzionario del registro civile. La decisione, annunciata l’ultimo giorno di aprile, segna una presa di posizione netta in favore della tutela istituzionale del matrimonio, considerato dal capo dello Stato non una formalità burocratica, ma uno dei pilastri fondamentali della società.
La legge, approvata dal parlamento polacco a metà marzo su proposta del Ministero della Giustizia, prevedeva un iter semplificato in due fasi: una prima dichiarazione congiunta dei coniugi e, dopo almeno un mese di riflessione, la conferma definitiva della volontà di separarsi. Tale procedura sarebbe stata riservata alle coppie senza figli minori e nei casi in cui la moglie non fosse incinta. Nonostante queste limitazioni, il presidente ha ritenuto che il provvedimento introducesse una pericolosa banalizzazione del vincolo matrimoniale.
Secondo Nawrocki, il ruolo dei tribunali nei procedimenti di divorzio non è meramente formale, ma rappresenta una garanzia sostanziale per la tutela delle parti più deboli. Nella realtà concreta, infatti, possono emergere squilibri economici, pressioni psicologiche o situazioni di vulnerabilità che solo un giudice è in grado di valutare adeguatamente. Un procedimento amministrativo, per sua natura, non sarebbe in grado di intercettare tali dinamiche, rischiando così di favorire decisioni affrettate o non pienamente libere.
Il presidente ha inoltre sottolineato le implicazioni culturali e sociali della riforma, evidenziando il messaggio distorto che essa avrebbe trasmesso: le coppie senza figli avrebbero potuto separarsi con estrema facilità, mentre quelle con figli sarebbero rimaste soggette al controllo giudiziario. Una simile impostazione, a suo avviso, finirebbe per trasformare la presenza dei figli in un ostacolo alla dissoluzione del matrimonio, con conseguenze negative sul piano etico e sociale.
Richiamandosi alla Costituzione polacca, Nawrocki ha ricordato che il matrimonio, inteso come unione tra uomo e donna, insieme alla famiglia, alla maternità e alla paternità, gode di una protezione esplicita da parte dello Stato. Tale protezione, ha affermato, non può consistere nella facilitazione della separazione, ma deve tradursi nel sostegno alla stabilità e alla durata del legame coniugale, anche nelle difficoltà.
Il presidente ha anche criticato le motivazioni pragmatiche addotte dai sostenitori della riforma, in particolare l’obiettivo di alleggerire il carico dei tribunali e di incrementare le entrate dei comuni. I benefici economici previsti, pari a circa 14,5 milioni di złoty annui complessivi, sono stati giudicati marginali rispetto alle profonde conseguenze sociali del cambiamento normativo. Nawrocki ha respinto l’idea che considerazioni di efficienza amministrativa possano giustificare un indebolimento di un’istituzione fondamentale.
Nel suo intervento, il capo dello Stato ha utilizzato anche un’immagine simbolica per chiarire la propria posizione, evocando il modello di matrimoni rapidi e facilmente dissolubili tipici di contesti come Las Vegas. Un simile approccio, ha osservato, può avere un valore narrativo o cinematografico, ma non è compatibile con la serietà di un ordinamento giuridico che intende preservare il valore sociale del matrimonio.
Un elemento centrale della sua argomentazione riguarda la situazione demografica del Paese. Nawrocki ha richiamato dati secondo cui la grande maggioranza dei cittadini polacchi collega la scelta di avere figli alla stabilità matrimoniale, e una quota significativa delle nascite avviene all’interno di famiglie sposate. In questo contesto, ha sostenuto, un aumento della facilità di divorzio rischierebbe di tradursi in una diminuzione della natalità, aggravando una crisi demografica già in atto.
Il veto presidenziale impedisce, almeno per il momento, l’entrata in vigore della legge nella sua forma attuale. Il parlamento potrà eventualmente superarlo solo con una maggioranza qualificata, come previsto dall’ordinamento costituzionale. La decisione si inserisce in una linea coerente di impegno del presidente a favore della famiglia e della vita, ribadita anche dalla sua recente partecipazione a manifestazioni pubbliche a sostegno di questi valori.
Nel complesso, la scelta di Nawrocki rappresenta un intervento politico e culturale che va oltre la singola riforma legislativa, riaffermando una visione del matrimonio come istituzione centrale per la coesione sociale, la trasmissione della vita e la stabilità della comunità nazionale.
