«È disgustoso che il sindaco di Genova Silvia Salis arrivi a strumentalizzare persino le scuole dell’infanzia pur di guadagnare qualche prima pagina nel dibattito in corso sull’educazione sessuale nelle scuole e sul diritto al consenso informato dei genitori. Imporre una fantomatica educazione sessuo-affettiva a 300 bambini della città dai 3 ai 6 anni, affermando che l’educazione non sarebbe “appannaggio esclusivo delle famiglie”, è una misura da stato totalitario che contraddice l’esplicito disposto della Costituzione italiana e delle principali Carte di diritti internazionali, che riconoscono alla famiglia il diritto di priorità educativa», commenta Jacopo Coghe, portavoce di Pro Vita & Famiglia onlus.
«Inoltre, mentre Salis rivendica che “lo Stato ha la responsabilità di educare” e l’assessore alle Politiche dell’Istruzione Rita Bruzzone parla di insegnare ai piccoli “il proprio corpo, la libertà degli altri, il rispetto e la capacità di dire no”, noi ci chiediamo cosa ci sia di davvero inedito e sperimentale rispetto al lavoro che gli insegnanti fanno già ogni giorno nella scuola dell’infanzia su socializzazione, convivenza e alfabetizzazione emotiva di base. Troppo spesso dietro progetti encomiabili contro la violenza o il bullismo si sono nascosti percorsi ideologici, anche di impronta gender», prosegue Coghe. «Per questo Pro Vita & Famiglia ha inviato una Pec al Ministero dell’Istruzione e all’Ufficio scolastico regionale della Liguria, chiedendo il pieno rispetto della nota ministeriale del 2018 sul consenso informato, preventivo, specifico e scritto dei genitori per ogni ampliamento dell’offerta formativa e chiedendo quindi un’informativa chiara e tempestiva alle famiglie, con possibilità di revoca in ogni momento, attività alternative non penalizzanti per chi non aderisce e la documentazione completa del progetto, dunque obiettivi specifici per fascia d’età, progettazione didattica, materiali usati, nominativi e curricula degli esperti. In ogni caso questa vergognosa fuga in avanti del sindaco Salis conferma quanto sia urgente approvare il ddl Valditara sul consenso informato obbligatorio dei genitori proprio per progetti di questo tipo, altrimenti l’agenda Lgbt degli attivisti arcobaleno ricadrà, come sta già facendo, sulla pelle di bambini e famiglie» conclude Coghe.
