I principali media filo-governo in Israele – tra cui Israel Hayom e Channel 14 – presentano l’operazione su Gaza City non come un’aggressione, ma come un’azione difensiva indispensabile. La stampa israeliana favorevole al governo presenta l’occupazione di Gaza City come una risposta necessaria e strategica a una minaccia esistenziale, enfatizzando la protezione civile, il contrasto a Hamas e la creazione di post-war structures civili. Le critiche vengono marginalizzate come propaganda nemica o disfattismo interno. La narrazione dominante punta a unire la società attorno al governo e all’esercito, assicurando consenso e stabilità politica a un costo narrativo: quello di escludere o minimizzare la sofferenza dei civili a Gaza.
Le reti radio e televisive enfatizzano, infatti, la minaccia di Hamas, che avrebbe trasformato il cuore urbano di Gaza nel suo “ultimissimo bastione” sotterraneo, da cui condurre attacchi devastanti contro cittadini israeliani e ostaggi (fatta eccezione per pochi critici marginali). Questa narrativa crea consenso nazionale attorno al concetto di “neutralizzazione del nemico” come unico obiettivo accettabile.
Fonti governative e vicine all’esecutivo presentano l’occupazione di Gaza City come un piano ben strutturato: il Capo di Stato Maggiore Eyal Zamir ha delineato le fasi operative, che prevedono l’accerchiamento della città e un piano graduale di occupazione, con l’obiettivo di spostare quasi un milione di civili verso il sud (Mawasi) per “proteggere i civili” e interrompere le linee logistiche di Hamas.
Il governo israeliano sottolinea costantemente il fine dichiarato della campagna militare: la completa sconfitta del movimento Hamas, la restituzione degli ostaggi e la stabilizzazione della regione sotto una nuova amministrazione civile non legata ad Hamas né all’Autorità Palestinese.
Il primo ministro Netanyahu ha difeso l’ampliamento dell’offensiva, garantendo che saranno create zone sicure (anche se finora bombardate anch’esse), presentandosi come custode della sicurezza nazionale.
Il governo israeliano sostiene di aver predisposto infrastrutture di sostegno e un nuovo sistema idrico per assistere i civili evacuati verso sud, enfatizzando l’intenzione di non operare nell’area urbana densamente popolata, ma di proteggere i civili lontano dai combattimenti. Questo quadro enfatizza un bilanciamento tra rigore militare e responsabilità umanitaria, con cui i media filo-governo cercano di legittimare le operazioni sul piano morale.
In Israele, i media pro-governo tendono a minimizzare o negare la gravità della crisi umanitaria a Gaza, descrivendo le accuse di genocidio o fame come esagerazioni o propaganda di Hamas. Questi organi spesso ignorano i reportage sul malnutrimento o sulle vittime civili, scegliendo invece di focalizzarsi su messaggi rassicuranti rivolti al pubblico interno.
Channel 14 è spesso citato come un canale che appoggia il governo «a oltranza» e ha ripetutamente trasmesso dichiarazioni che, secondo monitoraggi interni, incitano a un’operazione totale contro i nemici, senza distinzione tra civili e militanti.
Israel Hayom, quotidiano gratuito vicino a Netanyahu, è uno dei principali mezzi che contribuiscono a modellare la narrativa pubblica sulla guerra.
L’influenza dei media ha incoraggiato una “narrazione unica”, dove la critica interna è spesso bollata come disfattista o dannosa alla sicurezza nazionale.
Alcuni media, considerati indipendenti, come Haaretz, +972 Magazine e Local Call, rappresentano una voce critica e diffusa contro la linea governativa. Questi organi documentano gli effetti devastanti delle operazioni israeliane e denunciano violazioni dei diritti umani, la morte di giornalisti, e le carenze nelle consegne umanitarie.
Tuttavia, secondo analisi e sondaggi, come quello dell’Israel Democracy Institute, la maggioranza della popolazione israeliana resta indifferente alla narrativa critica, poiché la percezione pubblica è orientata dalla stampa mainstream e dai media sovvenzionati, che veicolano un messaggio coeso sul “pericolo Hamas” e la necessità di vittoria militare.

Israele è ormai fuori controllo e va fermato