«Chiediamo al Governo – come già fatto per la Toscana – di impugnare la legge regionale approvata ieri dalla Sardegna, perché viola le competenze esclusive dello Stato creando procedure mediche per aiutare i cittadini malati, fragili e spesso disperati, a uccidersi invece di moltiplicare cure e servizi socio-assistenziali per aiutarli, coi loro familiari, a vivere degnamente fino alla morte naturale. Ricordiamo infatti che la Sardegna è la vergogna nazionale in tema di accesso alle cure palliative, dato che meno del 5% dei pazienti che ne hanno diritto ne può godere e vi è una drammatica carenza di hospice e personale specializzato. In questo contesto, facilitare la strada al suicidio è una follia cinica e irresponsabile. La maggioranza Pd-5Stelle che sostiene la Giunta Todde, già dichiarata decaduta dalla magistratura, avrà politicamente sulla coscienza la morte di ogni singolo cittadino sardo che non avrebbe mai chiesto di morire senza questa legge e che ora, alla luce della nuova procedura, potrà essere indotto a farlo».
Così Antonio Brandi (nella foto), presidente di Pro Vita & Famiglia, commenta l’approvazione del Consiglio della Regione Sardegna del testo, proposto dai radicali dell’associazione Luca Coscioni, che sancisce a livello regionale l’applicazione di procedure e tempistiche per l’assistenza sanitaria al suicidio medicalmente assistito.
