Il 20 aprile 1964 segna una data destinata a entrare nella memoria collettiva del Novecento: in quel giorno venne commercializzato il primo vasetto di Nutella, destinato a diventare uno dei simboli più riconoscibili dell’industria dolciaria mondiale. Dietro quel barattolo, apparentemente semplice, si cela una storia che non è soltanto industriale, ma profondamente umana e spirituale, destinata a trovare la sua piena espressione nella figura di Michele Ferrero.
Figlio del fondatore Pietro Ferrero, Michele ereditò un’impresa nata nel contesto difficile del dopoguerra piemontese, dove la scarsità di cacao aveva spinto a valorizzare le nocciole delle Langhe. Tuttavia, ciò che ricevette non fu soltanto un’azienda, ma una visione del lavoro come vocazione, radicata nella fede cattolica. Egli trasformò quella realtà artigianale in un impero globale, mantenendo però una coerenza rara tra crescita economica e principi spirituali.
Diversamente da molti protagonisti dell’industria del suo tempo, Michele Ferrero rifuggiva la visibilità pubblica. La sua riservatezza non era semplice strategia, ma espressione di una interiorità profonda, nutrita da una fede vissuta con discrezione e costanza. Al centro di questa vita spirituale si collocava una devozione mariana intensa e concreta, in particolare legata al santuario di Lourdes, luogo che egli considerava un riferimento essenziale non solo personale, ma anche aziendale.
Ogni anno organizzava pellegrinaggi per i dipendenti e le loro famiglie, sostenendone interamente i costi. Non si trattava di iniziative di facciata, ma di gesti coerenti con una convinzione profonda: che il lavoro dovesse essere inserito in un orizzonte più ampio, capace di includere la dimensione spirituale. In una celebre comunicazione interna, egli affermò che quanto realizzato dall’azienda era da attribuire alla protezione della Vergine Maria, riconoscendo così un primato che trascendeva ogni logica puramente economica.
Questa fede non rimase confinata alla sfera privata, ma influenzò concretamente la cultura aziendale. Nelle fabbriche del gruppo, la presenza di statue della Madonna di Lourdes all’ingresso rappresentava un segno tangibile di tale orientamento. Anche il rapporto con i lavoratori risentì di questa visione: l’impresa non era concepita come un meccanismo impersonale, ma come una comunità, nella quale ogni persona possedeva una dignità intrinseca. Tale impostazione, oggi definita “umanistica”, trovava in realtà una radice precisa nella dottrina sociale cattolica.
È in questo contesto che si comprende anche la nascita di uno dei prodotti più iconici dell’azienda, il Ferrero Rocher, lanciato nel 1982. Dietro il suo nome, apparentemente scelto per evocare eleganza francese, si cela un riferimento diretto alla grotta del Rocher de Massabielle, nel santuario di Lourdes. In francese, “rocher” significa “roccia”, e rimanda a quel luogo dove, nel 1858, Bernadette Soubirous affermò di aver visto la Vergine Maria. Per Michele Ferrero, quella scelta non fu un’operazione di marketing, ma un gesto di gratitudine, quasi una consacrazione simbolica del prodotto.
Anche l’estetica del cioccolatino sembra riflettere, in modo discreto ma suggestivo, questa ispirazione: la forma sferica e irregolare richiama una pietra naturale, mentre l’involucro dorato e il pirottino evocano un oggetto prezioso, quasi una reliquia. Nulla è esplicitamente dichiarato, e proprio in questa discrezione si coglie la coerenza con lo stile del suo ideatore, che rifuggiva ogni forma di strumentalizzazione della fede.
Il successo del Ferrero Rocher, come quello della Nutella, fu straordinario, ma non comportò mai una rinuncia ai principi originari. Michele Ferrero riuscì a realizzare un equilibrio raro tra espansione globale e fedeltà a un’identità spirituale. In un’epoca segnata dalla separazione tra economia e religione, la sua esperienza dimostra invece la possibilità di un dialogo fecondo tra queste dimensioni.
Fino alla sua morte, avvenuta nel 2015, egli rimase legato a Alba, la città dove tutto ebbe inizio, mantenendo uno stile di vita sobrio e lontano dai riflettori. Il suo funerale, partecipato da un’intera comunità, fu segnato da una dimensione profondamente religiosa, a testimonianza di quanto la sua fede fosse conosciuta e condivisa.
Oggi il gruppo Ferrero rappresenta una delle più importanti realtà dolciarie mondiali, ma conserva ancora tracce evidenti di quell’eredità. I pellegrinaggi a Lourdes continuano, silenziosi e senza pubblicità, così come permane una cultura aziendale attenta alla persona. In questo senso, la figura di Michele Ferrero appare come quella di un imprenditore atipico, capace di coniugare successo economico e profondità spirituale senza contraddizione.
La sua storia suggerisce che anche nei gesti più quotidiani e nei prodotti più comuni può essere custodita una dimensione più alta. Così, dietro la dolcezza di un cioccolatino o di una crema spalmabile, si intravede un percorso fatto di lavoro, intuizione e fede, nel quale l’impresa diventa non solo luogo di produzione, ma spazio in cui l’uomo esprime, in forme concrete, la propria visione del mondo.
GIUSEPPE CANISIO
