L’Udienza Generale di ieri mattina si è svolta alle ore 10.00 in Piazza San Pietro dove il Santo Padre Leone XIV ha incontrato gruppi di pellegrini e fedeli provenienti dall’Italia e da ogni parte del mondo.
Nel discorso in lingua italiana, il Papa – riprendendo il ciclo di catechesi che si svolge lungo l’intero Anno Giubilare, “Gesù Cristo nostra speranza” – ha incentrato la sua meditazione sul tema “Il sordomuto. E, pieni di stupore, dicevano: «Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!» (Lettura: Mc 7,32-37)”.
Dopo aver riassunto la Sua catechesi nelle diverse lingue, il Santo Padre ha indirizzato particolari espressioni di saluto ai fedeli presenti. Quindi ha assicurato la sua preghiera per le vittime dell’attentato terroristico avvenuto a Komanda, nella Repubblica Democratica del Congo, e ha ricordato il cinquantesimo anniversario della firma dell’Atto finale di Helsinki, che cade il 1° agosto.
L’Udienza Generale si è conclusa con la recita del Pater Noster e la Benedizione Apostolica.
A seguire il testo della Catechesi del Santo Padre
Con questa catechesi terminiamo il nostro itinerario sulla vita pubblica di Gesù, fatta di incontri, di parabole e di guarigioni.
Anche questo tempo che stiamo vivendo ha bisogno di guarigione. Il nostro mondo è attraversato da un clima di violenza e di odio che mortifica la dignità umana. Viviamo in una società che si sta ammalando a causa di una “bulimia” delle connessioni dei social media: siamo iperconnessi, bombardati da immagini, talvolta anche false o distorte. Siamo travolti da molteplici messaggi che suscitano in noi una tempesta di emozioni contraddittorie.
In questo scenario è possibile che nasca in noi il desiderio di spegnere tutto. Possiamo arrivare a preferire di non sentire più niente. Anche le nostre parole rischiano di essere fraintese e possiamo essere tentati di chiuderci nel silenzio, in una incomunicabilità dove, per quanto vicini, non riusciamo più a dirci le cose più semplici e profonde.
A questo proposito vorrei fermarmi oggi su un testo del Vangelo di Marco che ci presenta un uomo che non parla e non sente (cfr Mc 7,31-37). Proprio come potrebbe accadere a noi oggi, quest’uomo forse ha deciso di non parlare più perché non si è sentito capito, e di spegnere ogni voce perché è rimasto deluso e ferito da ciò che ha ascoltato. In effetti, non è lui che va da Gesù per essere guarito, ma viene portato da altre persone. Si potrebbe pensare che coloro che lo conducono dal Maestro siano quelli che sono preoccupati del suo isolamento. La comunità cristiana ha visto però in queste persone anche l’immagine della Chiesa, che accompagna ogni uomo da Gesù affinché ascolti la sua parola. L’episodio avviene in un territorio pagano, quindi siamo in un contesto dove altre voci tendono a coprire la voce di Dio.
Il comportamento di Gesù può apparire inizialmente strano, perché prende con sé questa persona e la porta in disparte (v. 33a). Sembra così accentuare il suo isolamento, ma a ben guardare ci aiuta a capire cosa si nasconde dietro il silenzio e la chiusura di quest’uomo, come se avesse colto il suo bisogno di intimità e di vicinanza.
Gesù gli offre prima di tutto una prossimità silenziosa, attraverso gesti che parlano di un incontro profondo: tocca le orecchie e la lingua di quest’uomo (cfr v. 33b). Gesù non usa molte parole, dice l’unica cosa che gli serve in questo momento: «Apriti!» (v. 34). Marco riporta la parola in aramaico, effatà, quasi per farcene sentire come “dal vivo” il suono e il soffio. Questa parola, semplice e bellissima, contiene l’invito che Gesù rivolge a quest’uomo che ha smesso di ascoltare e di parlare. È come se Gesù gli dicesse: «Apriti a questo mondo che ti spaventa! Apriti alle relazioni che ti hanno deluso! Apriti alla vita che hai rinunciato ad affrontare!». Chiudersi, infatti, non è mai una soluzione.
Dopo l’incontro con Gesù, quella persona non solo torna a parlare, ma lo fa «correttamente» (v. 35). Questo avverbio inserito dall’evangelista sembra volerci dire qualcosa in più sui motivi del suo silenzio. Forse quest’uomo ha smesso di parlare perché gli sembrava di dire le cose in modo sbagliato, forse non si sentiva adeguato. Tutti noi facciamo esperienza di essere fraintesi e di non sentirci capiti. Tutti noi abbiamo bisogno di chiedere al Signore di guarire il nostro modo di comunicare, non solo per essere più efficaci, ma anche per evitare di fare male agli altri con le nostre parole.
Tornare a parlare correttamente è l’inizio di un cammino, non è ancora il punto di arrivo. Gesù infatti proibisce a quell’uomo di raccontare ciò che gli è successo (cfr v. 36). Per conoscere veramente Gesù occorre compiere un cammino, bisogna stare con Lui e attraversare anche la sua Passione. Quando lo avremo visto umiliato e sofferente, quando sperimenteremo la potenza salvifica della sua Croce, allora potremo dire di averlo conosciuto veramente. Per diventare discepoli di Gesù non ci sono scorciatoie.
Cari fratelli e sorelle, chiediamo al Signore di poter imparare a comunicare in modo onesto e prudente. Preghiamo per tutti coloro che sono stati feriti dalle parole degli altri. Preghiamo per la Chiesa, perché non venga mai mano al suo compito di portare le persone a Gesù, affinché possano ascoltare la sua Parola, esserne guarite e farsi portatrici a loro volta del suo annuncio di salvezza.
Saluti
Saluto cordialmente i pellegrini di lingua francese, in particolare, saluto i giovani che partecipano al Giubileo e auspico che queste giornate giubilari possano trasmettere al mondo un messaggio di speranza, di pace e di amore. Dio vi benedica!
Rivolgo un caloroso benvenuto ai pellegrini e ai visitatori di lingua inglese che prendono parte all’Udienza odierna, in particolare a quelli provenienti da Inghilterra, Scozia, Irlanda, Svezia, Sudafrica, Nuova Zelanda, Hong Kong, India, Giappone, Malesia, Corea del Sud, Emirati Arabi Uniti, Canada e Stati Uniti d’America. Nel salutare con particolare affetto tutti i giovani presenti oggi che partecipano al Giubileo della Gioventù, vi incoraggio ad aprire i vostri cuori all’amore risanante di Dio, affinché possiate diventare fari di speranza ancora più luminosi nel mondo. Dio vi benedica tutti!
Saluto cordialmente i pellegrini di lingua tedesca, in modo particolare i numerosi giovani presenti in occasione del loro Giubileo. L’esperienza di comunione di questi giorni vi ricorda che chi crede non è mai solo. Siate sempre testimoni gioiosi di questa fede in Cristo!
Saluto cordialmente i pellegrini di lingua spagnola, in particolare i numerosi gruppi giovanili qui riuniti per il Giubileo della Gioventù. Preghiamo oggi in modo speciale per la Chiesa, affinché non cessi mai di guidare le persone all’incontro con il Signore, all’ascolto della sua Parola, alla guarigione delle sue ferite e all’essere anche messaggeri della Buona Novella. Che Dio vi benedica. Grazie di cuore.
Rivolgo il mio cordiale saluto alle persone di lingua cinese. Cari fratelli e sorelle, il Signore effonda su tutti voi e sulle persone care i tesori della sua grazia. A tutti la mia benedizione!
Saluto cordialmente i pellegrini di lingua portoghese, in modo speciale tutti i giovani venuti a Roma dai diversi paesi lusofoni per il loro giubileo. Approfittate di questa esperienza per portare i vostri amici a Gesù, affinché possano incontrarlo, ascoltare la sua parola e amarlo. Dio vi benedica!
Saluto i fedeli di lingua araba, in particolare i giovani provenienti da diversi Paesi arabi. Vi invito ad aprire i vostri cuori a Gesù e ad ascoltare la Sua parola con fiducia e speranza, perché Lui è la via, la verità e la vita. Il Signore vi benedica tutti e vi protegga sempre da ogni male!
Saluto cordialmente i polacchi, in particolare quelli venuti a Roma dalla Polonia e da altri Paesi per il Giubileo dei Giovani. Questo incontro con Gesù in fraterna comunione, rafforzi la vostra fede e speranza, riempia i vostri cuori di pace e vi unisca nel Suo amore. Accogliete da Cristo questi doni e condivideteli con i vostri coetanei e con i vostri compatrioti nella vostra Patria. Vi benedico di cuore!
APPELLI
Rinnovo il mio profondo dolore per il brutale attacco terroristico avvenuto nella notte tra il 26 e il 27 luglio scorso a Komanda, nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo, dove oltre quaranta cristiani sono stati uccisi in chiesa durante una veglia di preghiera e nelle proprie case. Mentre affido le vittime all’amorevole Misericordia di Dio, prego per i feriti e per i cristiani che nel mondo continuano a soffrire violenze e persecuzione, esortando quanti hanno responsabilità a livello locale e internazionale a collaborare per prevenire simili tragedie.
Il 1º agosto ricorrerà il 50º anniversario della firma dell’Atto Finale di Helsinki. Animati dal desiderio di garantire la sicurezza nel contesto della guerra fredda, 35 Paesi inaugurarono una nuova stagione geopolitica, favorendo un riavvicinamento tra Est e Ovest. Quell’evento segnò anche un rinnovato interesse per i diritti umani, con particolare attenzione alla libertà religiosa considerata come uno dei fondamenti dell’allora nascente architettura di cooperazione da «Vancouver a Vladivostok». La partecipazione attiva della Santa Sede alla Conferenza di Helsinki – rappresentata dall’Arcivescovo Agostino Casaroli – contribuì a favorire l’impegno politico e morale per la pace. Oggi, più che mai, è indispensabile custodire lo spirito di Helsinki: perseverare nel dialogo, rafforzare la cooperazione e fare della diplomazia la via privilegiata per prevenire e risolvere i conflitti.
Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare, saluto le Figlie di Nostra Signora del Sacro Cuore e le Suore di Nostra Signora del Carme lo, che celebrano i rispettivi Capitoli Generali. Care sorelle, vi ringrazio per il generoso servizio al Vangelo e alla Chiesa e invoco l’assistenza dello Spirito Santo sui progetti scaturiti dai lavori capitolari.
Saluto i fedeli della parrocchia Santi Biagio e Stefano, in Fiorino, unitamente all’Associazione “Libertas”.
Accolgo con gioia i giovani italiani convenuti a Roma per partecipare agli eventi giubilari a loro dedicati. Cari giovani, vi invito a pregare affinché queste giornate di fede, di riflessione e di amicizia portino frutti di bene.
Il mio pensiero va infine agli ammalati e agli sposi novelli, che incoraggio ad affidarsi con fiducia alla benevolenza di Dio, sorgente di consolazione.
A tutti la mia benedizione!
