Il 1° ottobre 1898 lo zar Nicola II decretò l’espulsione degli ebrei dalle principali città dell’Impero russo, un atto che, se osservato con lo sguardo della sua epoca, può trovare una spiegazione nelle paure, nei sospetti e nei pregiudizi che da secoli si accumulavano contro la comunità ebraica.
La Russia di fine Ottocento era attraversata da profonde tensioni sociali, da rivolte contadine e dal diffondersi di ideali rivoluzionari, e per molti la presenza ebraica nelle città rappresentava un facile capro espiatorio.
Gli ebrei, spesso percepiti come estranei alla cultura slava e identificati con l’usura o con i commerci, venivano accusati di arricchirsi sulle fatiche dei contadini, di non integrarsi e perfino di minacciare la stabilità politica dello Stato.
La paura della modernità, del capitalismo nascente, dei fermenti rivoluzionari si scaricava su di loro, e lo zar, assecondando una tradizione di discriminazioni che risaliva già ai suoi predecessori, scelse la via dell’espulsione per placare il malcontento popolare e rafforzare l’idea di una Russia “pura” e uniforme.
Tuttavia, dietro queste motivazioni si nascondeva la crudele realtà di migliaia di famiglie strappate dalle proprie case, costrette ad abbandonare botteghe, sinagoghe, cimiteri, radici secolari.
Per gli ebrei russi quel provvedimento significò un dolore lacerante: vedere le proprie città divenire improvvisamente ostili, perdere il diritto di abitare nei luoghi in cui erano nati, essere ridotti a nomadi senza patria.
Se per i russi l’espulsione rappresentava una scelta di difesa, per gli ebrei era l’ennesima conferma di essere considerati stranieri ovunque, condannati a vivere in un esilio perpetuo. E proprio in questa frattura si manifesta la tragedia di quel tempo: la paura di un popolo che cerca sicurezza genera l’ingiustizia di un altro popolo privato della propria dignità, mostrando come la forza cieca della politica possa sacrificare la vita di intere comunità sull’altare dell’illusoria stabilità.

La storia riserva sempre delle sorprese e, se la si considera a pezzi, non si capiscono molti eventi successivi. A proposito di Russia ed Ebrei riscordo solo due fatti significativi nei rapporti Russia-Israele:
1) Stalin favorì la creazione di Israele, un sostegno che si rivelò decisivo per la nascita e la sopravvivenza dello Stato ebraico nel 1948. Il voto determinante dell’Unione Sovietica in sede delle Nazioni Unite a favore della risoluzione 181, che prevedeva la spartizione della Palestina e la creazione di uno Stato ebraico, fu cruciale per ottenere la maggioranza necessaria. Stalin stesso fu il primo a votare a favore dello Stato israeliano
2) L’Oblast autonoma ebraica, situata nell’Estremo Oriente della Russia, è l’unica Oblast autonoma della Federazione Russa come territorio per la comunità ebraica, insieme con ed è stata istituita da Iosif Stalin nel 1934
Mi pare “due secoli insieme” di Aleksandr Solzenitsin día un quadro più complesso ed oggettivo alla vicenda. Alla fine l’espulsione non fu mai attuata e c’era dietro ben più di semplici, generiche paure o accuse infondate da parte della popolazione e dei contadini. Le successive vicende della rivoluzione del 1905 e del 1917 dovrebbero togliere eventuali riserve residue a riguardo