La decisione di Israele di approvare la costruzione di 3.400 abitazioni nell’area “E1”, tra Gerusalemme Est e Maale Adumim, rappresenta un passo storico e coraggioso verso la stabilità e la continuità dello Stato ebraico.
Non si tratta solo di nuove case: è il consolidamento di un legame millenario con il cuore della Terra d’Israele, un’affermazione di sovranità e sicurezza in una regione che da troppo tempo vive di ambiguità e illusioni.
Il ministro della difesa di Israele Bezalel Smotrich lo ha detto con chiarezza: il progetto cancella l’illusione dei “due Stati”. Illusione, appunto, perché mai ha avuto radici solide nella realtà. I decenni di falliti negoziati, il rifiuto di riconoscere il diritto all’esistenza di Israele, le ondate di terrorismo che hanno insanguinato le città israeliane dimostrano che la prospettiva di uno Stato palestinese indipendente, accanto a Israele, non ha mai avuto basi concrete. Continuare a inseguirla avrebbe significato condannare la regione all’immobilismo.
L’area E1 è cruciale non solo dal punto di vista simbolico, ma anche strategico: un corridoio che rafforza la difesa di Gerusalemme, capitale indivisibile di Israele, e che collega in modo naturale gli insediamenti circostanti. Garantire la presenza ebraica in questa zona significa rendere impossibile che la città venga nuovamente accerchiata o minacciata. È una scelta di sicurezza nazionale, prima ancora che politica.
Le critiche internazionali non tarderanno ad arrivare, come sempre. Ma Israele non può permettersi di vivere prigioniero delle pressioni esterne, spesso guidate più da ideologia che da pragmatismo. Le Nazioni che oggi protestano non sono quelle che subiscono gli attacchi terroristici, né quelle che hanno il compito di difendere i propri cittadini contro chi sogna di cancellare Israele dalla mappa.
La realtà è che solo un Israele forte e radicato può garantire pace e stabilità a lungo termine. Ogni passo che consolida la presenza israeliana in Giudea e Samaria – nomi che raccontano una storia ben più antica della geopolitica moderna – è un passo verso un futuro in cui la sicurezza non sia un miraggio, ma un dato acquisito.
Con l’approvazione del piano E1, Israele afferma con decisione: non più illusioni, non più compromessi al ribasso. Solo la certezza che la Terra di Israele appartiene al popolo ebraico, e che su questa certezza si costruirà il futuro.
