L’uscita grottesca di Zohran Mamdani — il sindaco socialista di New York prestato alle fantasie da sceriffo globale — fotografa perfettamente il cortocircuito ideologico della sinistra radicale occidentale e il provincialismo di chi, in Italia, applaude a scena aperta, come un beota.
Dalle parti di Gerusalemme e Tel Aviv, le minacce di Mamdani di voler “arrestare” il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu in occasione dell’Assemblea Generale dell’ONU non provocano rabbia, ma un misto di profondo disprezzo e derisione.
Siamo di fronte al grado zero della cultura giuridica e diplomatica, un populismo da palcoscenico che calpesta le più elementari regole del diritto internazionale pur di racimolare qualche clic e il plauso delle tifoserie estremiste e dei dementi commentatori italiani.
Lo spettacolo offerto da Mamdani è l’ennesima prova di come la causa palestinese sia diventata il parco giochi terapeutico della sinistra radicale americana (e non solo). Un politico locale che ammette candidamente alla stampa di «non sapere se ha l’autorità legale per l’arresto» non sta facendo politica: sta recitando in un film di serie B.
Persino uno studente al primo anno di legge sa che i capi di Stato e di governo in visita ufficiale per le Nazioni Unite godono di immunità diplomatica totale, garantita dagli accordi di sede del 1947 tra gli Stati Uniti e l’ONU. Pensare che uno Stato sovrano, aggredito da organizzazioni terroristiche che ne invocano lo sterminio, possa vedere il proprio leader sequestrato da una forza di polizia locale su mandato di un attivista prestato alle istituzioni è pura demagogia.
Se le sparate di Mamdani a New York servono a nutrire il suo bacino elettorale iper-ideologizzato, lo spettacolo offerto da una fetta dell’opinione pubblica e dell’informazione italiana è, se possibile, ancora più desolante.
Sui social e su diverse testate in Italia si è assistito a una manifestazione di ignoranza, malafede e analfabetismo politico dei “tifosi” italiani.
L’esultanza di chi evoca manette e processi all’Aia ignora deliberatamente che gli Stati Uniti non sono nemmeno firmatari dello Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale (CPI). La stessa amministrazione americana ha più volte definito le mosse della CPI contro la leadership israeliana come scandalose e prive di giurisdizione.
Chi in Italia festeggia per queste dichiarazioni non sta difendendo i diritti umani; sta celebrando il trionfo dell’ignoranza sulla legalità internazionale, guidato dal solo cieco rancore anti-israeliano, o per meglio dire dall’antisemitismo vero e proprio.
Israele continuerà a difendere i propri cittadini e a muoversi nello scacchiere internazionale forte della propria legittimità democratica e sovrana. I deliri di arresto avanzati da figure marginali della politica statunitense restano ciò che sono: rumore di fondo.
Mentre Mamdani cerca il suo quarto d’ora di celebrità sulla pelle del Medio Oriente e i suoi tifosi italiani dimostrano la loro totale irrelevanza culturale, la diplomazia reale e la difesa dello Stato ebraico vanno avanti, lasciando il populismo da tastiera e i comunicati stampa fuffa a chi non ha altro da offrire ai propri elettori.
GIUSEPPE CANISIO
