Le forze armate del Messico, con il sostegno dell’intelligence statunitense, hanno condotto un’operazione su larga scala nello stato di Jalisco che ha portato alla morte di Nemesio “El Mencho” Oseguera Cervantes, il temuto capo del Cartello Jalisco Nueva Generación (CJNG), considerato uno dei criminali più potenti e ricercati del paese e con una taglia internazionale sul suo nome.
L’operazione ha intercettato El Mencho in una zona remota di Tapalpa, nello Stato di Jalisco. Durante il conflitto a fuoco iniziale l’uomo è rimasto gravemente ferito e, secondo le autorità, è poi deceduto mentre veniva trasportato in elicottero verso un ospedale.
Immediatamente dopo l’annuncio della sua morte, il cartello ha lanciato una violenta ondata di rappresaglie che ha coinvolto molte regioni del paese. In decine di stati federali sono esplosi scontri con le forze dell’ordine, strade sono state bloccate con barricate e mezzi dati alle fiamme, e città come Guadalajara e Puerto Vallarta sono state assediate da gruppi armati che cercavano di mettere in difficoltà l’operato dello stato.
Per cercare di riportare ordine, il governo messicano ha mobilitato oltre 10.000 tra soldati, membri della Guardia Nazionale e forze di sicurezza in tutto lo Stato di Jalisco e nelle aree limitrofe. Questa massiccia presenza militare è stata presentata come una misura per proteggere la popolazione civile e stroncare le azioni violente dei gruppi criminali.
Le difficoltà poste dalle reazioni del cartello sono state immediate e pervasive. Centinaia di blocchi stradali, attacchi coordinati, incendi e scontri armati sono stati segnalati in almeno 20 stati della federazione, con le autorità costrette a sospendere lezioni scolastiche, chiudere attività commerciali e decine di tribunali, oltre ad imporre stati di allerta in alcune aree maggiormente colpite.
Decine di persone sono morte negli scontri: tra le vittime ci sarebbero sia membri delle forze di sicurezza (inclusi agenti della Guardia Nazionale e funzionari statali) sia civili e sospetti legati al cartello. Anche attacchi alle strutture carcerarie e fughe da istituti penitenziari si sono verificati nella fase più acuta della violenza.
La reazione violenta ha provocato un clima di paura e incertezza, spingendo il governo centrale e le autorità locali a invitare la popolazione alla calma e alla prudenza, mentre scuole, aeroporti e servizi pubblici in varie zone sono stati temporaneamente sospesi per motivi di sicurezza.
La morte di El Mencho rappresenta un colpo simbolico al potente CJNG, ma gli analisti avvertono che questa vittoria tattica potrebbe avere conseguenze imprevedibili. Senza una leadership consolidata, l’organizzazione potrebbe infatti frammentarsi, dando il via a lotte interne per il controllo e potenzialmente a nuove fasi di violenza ancora più diffuse nel paese.
Nel frattempo, gli Stati Uniti e il Messico continuano a coordinare gli sforzi di intelligence e sicurezza per prevenire l’espansione del conflitto e affrontare i network criminali transnazionali che operano soprattutto nel traffico di droga e armi.
La morte di El Mencho apre una fase estremamente delicata per la sicurezza del Messico. Quando viene eliminato un capo carismatico e centralizzatore in un’organizzazione criminale di questo livello, le conseguenze non sono mai lineari. Gli scenari possibili sono molteplici e dipendono da fattori interni al cartello, dalla risposta dello Stato e dagli equilibri con gli altri gruppi criminali.
Uno scenario è quello della frammentazione interna. Il CJNG si è sviluppato come struttura relativamente verticale, fortemente legata alla figura di El Mencho. La sua scomparsa potrebbe aprire una lotta per la successione tra comandanti regionali, familiari o capi militari del cartello. In questo caso, la violenza potrebbe addirittura aumentare nel breve periodo, con scontri interni per il controllo delle rotte del narcotraffico, delle piazze di spaccio e delle reti di estorsione. Questo tipo di dinamica è già stato osservato in passato con altri grandi cartelli messicani: la decapitazione del vertice non elimina automaticamente l’organizzazione, ma può moltiplicare i centri di potere armato.
Un secondo scenario è quello della successione ordinata. Se il CJNG avesse già predisposto una catena di comando alternativa — ad esempio un parente stretto o un luogotenente di fiducia — l’organizzazione potrebbe mantenere una relativa coesione. In questo caso assisteremmo a una fase di violenza mirata, soprattutto dimostrativa, per riaffermare il controllo del territorio e inviare un segnale di continuità sia ai rivali sia allo Stato. L’obiettivo sarebbe dimostrare che il cartello non è stato indebolito in modo strutturale.
Un terzo scenario riguarda l’espansione dei cartelli rivali. La morte di El Mencho potrebbe essere vista come un’opportunità da organizzazioni concorrenti, tra cui il Cartello di Sinaloa, storicamente uno dei principali antagonisti del CJNG. In molte aree del paese — soprattutto nel Pacifico occidentale e nel centro del Messico — potrebbero riaccendersi conflitti per il controllo delle rotte strategiche verso gli Stati Uniti. Questo comporterebbe un aumento degli omicidi, delle sparizioni e delle azioni intimidatorie contro le autorità locali.
C’è poi lo scenario della militarizzazione prolungata. Il dispiegamento di migliaia di soldati nello stato di Jalisco potrebbe non essere temporaneo. Se il governo decidesse di consolidare la presenza militare nelle zone più sensibili, si potrebbe assistere a una fase di controllo territoriale più stretto, con arresti mirati e sequestri di beni. Tuttavia, l’esperienza degli ultimi quindici anni dimostra che la sola risposta militare raramente risolve il problema strutturale del narcotraffico, che si alimenta di reti economiche, corruzione e domanda internazionale di stupefacenti.
Un ulteriore elemento riguarda le relazioni con gli Stati Uniti. Il CJNG è considerato uno dei principali esportatori di metanfetamina e fentanyl verso il mercato statunitense. Se la leadership dell’organizzazione dovesse indebolirsi, potrebbero verificarsi interruzioni temporanee nelle catene di distribuzione, ma storicamente questi vuoti vengono rapidamente colmati da altri gruppi. È quindi improbabile che la morte del leader produca un calo duraturo del traffico verso nord.
Non va escluso neppure uno scenario di radicalizzazione. Alcuni gruppi criminali, quando perdono il loro capo, reagiscono con una strategia di “terrorismo criminale” più esplicita: attacchi contro infrastrutture, forze di sicurezza e obiettivi civili per destabilizzare lo Stato e negoziare da una posizione di forza. Le barricate, gli incendi di veicoli e i blocchi stradali già osservati in diversi stati potrebbero essere solo l’inizio di una strategia di pressione sistematica.
Nel medio-lungo periodo, molto dipenderà dalla capacità dello Stato messicano di affiancare all’azione repressiva un rafforzamento istituzionale: riforma delle polizie locali, lotta alla corruzione, investimenti sociali nelle aree più vulnerabili. Se queste condizioni non si realizzeranno, la struttura del narcotraffico tenderà a rigenerarsi sotto nuove sigle o nuovi capi.
