La nuova Serie A si è aperta ieri pomeriggio con due sfide dal volto molto diverso: da un lato l’esordio scintillante del Napoli campione d’Italia, che ha piegato il Sassuolo con un netto 2-0 firmato McTominay e De Bruyne; dall’altro il confronto più tattico e bloccato del “Ferraris”, dove Genoa e Lecce hanno chiuso sullo 0-0 dopo novanta minuti intensi ma poco prolifici in zona gol.
Il Napoli di Antonio Conte riparte da dove aveva lasciato: vincendo e convincendo. A Reggio Emilia gli azzurri hanno mostrato solidità, intensità e quella fame che il tecnico pugliese invoca ogni giorno a Castel Volturno. Contro il Sassuolo, squadra ancora in fase di costruzione, è bastata una rete per tempo per incamerare i primi tre punti stagionali.
Il protagonista del pomeriggio è stato l’inedito asse “Manchester”: Scott McTominay, l’uomo di Conte per equilibrio e inserimenti, e Kevin De Bruyne, il grande colpo di mercato, già al centro del progetto tattico. Proprio loro hanno deciso la gara: al 17’ lo scozzese ha infilato di testa la difesa neroverde, regalando subito il vantaggio agli azzurri. Esultanza liberatoria, bacio e abbraccio ai tifosi del settore ospiti, che in oltre novemila hanno spinto la squadra dal primo all’ultimo minuto.
Il Sassuolo ha provato a reagire, affidandosi all’esperienza di Berardi e all’intraprendenza di Doig, ma senza mai impensierire davvero Meret. La miglior occasione è capitata a Pinamonti su un rinvio rischioso del portiere napoletano, ma l’errore non si è trasformato in beffa.
Nella ripresa il copione non è cambiato. Dopo appena 12 minuti, al 57’, Kevin De Bruyne ha sigillato la sua prima volta in Serie A con una punizione velenosa che ha ingannato Turati. Il belga, accolto da un’ovazione, ha dimostrato di poter incidere subito, pur non essendo ancora al meglio della condizione.
Nel finale c’è stato spazio anche per l’esordio di Noa Lang, con Conte che ha provato la soluzione del “falso nove” proprio con De Bruyne, a conferma di un progetto tattico ancora in evoluzione. Unica nota stonata la prova opaca di Lucca, generoso ma mai pericoloso sotto porta. Il rosso a Koné al 79’ ha chiuso definitivamente i conti: Napoli in gestione, Sassuolo incapace di reagire.
Conte sorride: la sua squadra non vuole ripetere l’errore di due anni fa, quando dopo lo scudetto arrivò un decimo posto inatteso. Lo striscione dei tifosi sintetizza bene lo spirito del nuovo corso: “È d’obbligo quest’annata… curve e squadra un’unica armata!”
Clima diverso al “Ferraris”, dove Genoa e Lecce hanno dato vita a una partita combattuta, intensa, ma avara di emozioni sotto porta. Alla fine lo 0-0 premia soprattutto i salentini, ordinati e compatti, capaci di soffrire quando serviva e di colpire in contropiede nelle fasi iniziali.
Di Francesco ha scelto un Lecce corto e aggressivo, con Ramadani a dirigere il centrocampo e Banda e Morente pronti ad allargare la difesa rossoblù. Nei primi minuti proprio Morente ha sfiorato il vantaggio con una conclusione sul primo palo, mentre Banda ha creato più di un grattacapo sulla corsia mancina.
Il Genoa, apparso inizialmente timoroso, ha preso campo con il passare dei minuti. La qualità di Gronbaek e le accelerazioni di Carboni hanno acceso il pubblico, ma a fermare ogni tentativo è stato un Falcone in versione saracinesca. Il portiere giallorosso è stato decisivo soprattutto al 37’, quando ha deviato in angolo un tiro a botta sicura di Carboni servito di tacco da Frendrup.
Nella ripresa la partita si è equilibrata ulteriormente. Vieira ha provato a cambiare assetto inserendo Messias, Ekhator ed Ellertsson, ma il Lecce ha continuato a chiudere bene ogni spazio. Neppure le mosse finali con Stanciu su punizione hanno portato frutti, con il romeno impreciso al 35’. Il Genoa ci ha provato, ma è mancata incisività negli ultimi sedici metri.
Alla fine resta un punto a testa: per il Lecce un risultato di valore, conquistato in trasferta contro una squadra ambiziosa; per il Genoa, invece, un’occasione sprecata, anche se la stagione è appena iniziata e margini di crescita non mancano.
Nella serata di ieri la Roma comincia il nuovo campionato nel segno di Gian Piero Gasperini. Nella serata della sua 600ª panchina in Serie A, il tecnico piemontese inaugura l’avventura giallorossa con un successo per 1-0 contro il Bologna di Vincenzo Italiano, in una gara intensa e combattuta.
L’avvio è di marca romanista: i giallorossi spingono con aggressività e al 23’ sfiorano il vantaggio con un colpo di testa di Cristante che si stampa sul palo. Il Bologna, colpito dall’infortunio di Immobile dopo appena mezz’ora (sostituito dal giovane Castro), fatica a entrare in ritmo ma trova comunque un gol con Orsolini, annullato per fuorigioco. Nel finale di tempo gli ospiti crescono e proprio Castro spreca l’occasione più nitida dopo un errore di Cristante, mandando al riposo il match sullo 0-0.
Nella ripresa l’Olimpico si accende: al 48’ ancora Castro sfiora il colpo grosso colpendo la traversa. Scampato il pericolo, la Roma reagisce e trova l’episodio decisivo al 53’: Wesley approfitta di un pasticcio difensivo di Lucumí e fulmina Skorupski per l’1-0.
Il Bologna non si arrende: Italiano ridisegna la squadra con Vitik e Fabbian, ma gli emiliani devono fare i conti con la sfortuna e con un Svilar attento. Dall’altra parte, Koné fallisce il raddoppio a porta spalancata e nel finale Dybala e Dovbyk sfiorano il colpo del ko. L’ultima grande occasione capita ancora a Castro al 91’, ma il giovane attaccante non riesce a girarsi per battere a rete.
Roma solida e cinica, capace di colpire al momento giusto e difendere con ordine fino al 95’. Gasperini può sorridere per la prova di Wesley, decisivo non solo per il gol ma anche per corsa e sacrificio. Bologna generoso e sfortunato: due infortuni pesanti, un legno e un paio di occasioni mancate pesano sul bilancio di Italiano.
Con questa vittoria la Roma conquista i primi tre punti del campionato e si lancia in scia delle grandi. Bologna rimandato, ma con indicazioni comunque incoraggianti, a partire dalla prestazione di Castro.
A Milano la Cremonese compie l’impresa battendo al Meazza il Milan per 2-1 in una serata destinata a rimanere negli annali dei grigiorossi.
Il risultato finale sorride alla squadra di Nicola, capace di espugnare San Siro con carattere, organizzazione e un colpo da campione di Bonazzoli, autore di una spettacolare sforbiciata che ha deciso la sfida.
Il Milan di Allegri, partito con entusiasmo e tanta voglia di affidarsi al carisma di Modric, ha presto smarrito lucidità, lasciando spazio a una Cremonese cinica e più convinta.
Il match si era messo subito in salita per i rossoneri: al 28’ Baschirotto ha anticipato tutti di testa su cross di Zerbin, infilando Maignan e punendo una difesa distratta.
La reazione è arrivata solo in pieno recupero di primo tempo, con Pavlovic bravo a riscattare una prestazione fino a quel momento negativa trovando il pari su assist di Estupinan, tra le proteste furiose degli ospiti per un infortunio a Zerbin ignorato dall’arbitro.
Nella ripresa il Milan ha aumentato la pressione, trascinato da Modric che ha cercato gloria personale con un destro respinto da Audero e poi inventando un paio di giocate illuminanti, ma è stato proprio su un errore in uscita di Gimenez che i grigiorossi hanno colpito: Pezzella ha pennellato da sinistra e Bonazzoli, con una coordinazione perfetta, ha regalato il gol più bello della serata e quello che ha condannato i rossoneri.
Allegri ha provato a cambiare assetto con gli ingressi di Chukwueze e Jashari al posto di Modric, ma la Cremonese ha resistito con ordine nonostante qualche cartellino di troppo, blindando il risultato fino al triplice fischio.
Al termine della gara, nel suo debutto ufficiale in Italia, Luka Modric ha salutato i tifosi rossoneri con poche parole ma significative: “Ci vediamo…”, quasi a promettere che questo primo passo, seppur amaro, sarà solo l’inizio di una nuova avventura da protagonista in maglia Milan.
Una notte che resterà però negli occhi della Cremonese, capace di violare San Siro e scrivere una pagina indelebile della propria storia.
Giuseppe Canisio
