“Un uomo di Dio che ha vissuto secondo il Vangelo con pienezza e gioia”: lo dichiara in questa intervista Monsignor Luigi Mansi, vescovo di Andria, commentando, a un anno dalla morte, il pontificato e la persona di Papa Francesco, scomparso lo scorso 21 aprile.
Eccellenza Mansi, che idea si è fatto di Papa Bergoglio?
«Prima di ogni cosa, mi lega a lui tanta umana gratitudine, perché sono stato nominato vescovo da lui. Conservo un ricordo affettuoso e ricco di elementi positivi. Ritengo che egli, in tutta la sua vita e nel pontificato, abbia dato una coraggiosa e limpida testimonianza al Vangelo; anzi, si è consumato in salute per questo. Probabilmente, se avesse fatto più calcoli e si fosse risparmiato qualche energia, avrebbe vissuto di più. Ma Papa Francesco era un generoso, non sapeva né voleva fare calcoli. Tutti lo ricordiamo in quel giorno di Pasqua, quando, malato, volle congedarsi dal suo popolo. La notte, sappiamo, poi morì».
Che cosa ha rappresentato per voi uomini di Chiesa?
«Un esempio di coraggio, sicuramente, ma anche di adesione totale ai valori del Vangelo, uno zelo pastorale molto chiaro, unitamente a una preparazione dottrinale. Tuttavia, il suo pregio era quello della chiarezza: sapeva rendere semplici le cose difficili, come un buon parroco che conosce i suoi fedeli».
Egli amava definire la Chiesa come “in uscita”…
«Comprese, ma questo è un elemento comune che nasce con il Vaticano II, che non possiamo e non dobbiamo restare chiusi nelle sacrestie, ma annunciare concretamente e liberamente il Vangelo; che l’uomo di Chiesa ha il dovere di essere vicino al popolo».
Se dovesse indicare un limite?
«Era un tantino impulsivo di carattere, questo è innegabile, con un modo abbastanza netto e pronunciato di reagire. Tuttavia, i papi non sono fatti con la fotocopia e nessuno è un clone o uguale all’altro: ciascuno ha il suo modo di essere e di agire. I pontefici sono uomini come tutti».
Probabilmente ha corso un tantino troppo e non è riuscito a riformare, come voleva, la Curia…
«Non è riuscito in questo intento, che tuttavia non era semplice; però ci ha provato, è stato coraggioso nel cercare un traguardo complesso. Probabilmente, quanto alla fretta, si è reso conto che l’età avanzava, la salute diminuiva e l’obiettivo si rivelava ostico, spesso complesso e ricco di ostacoli».
Come possiamo definirlo?
«Senza retorica, il Papa di tutti, vicino a credenti e non credenti; ha compreso che la Chiesa deve parlare a tutti».
Il Papa della misericordia…
«Un elemento fondamentale del suo pontificato è stato appunto la misericordia, che è la caratteristica di Dio, sempre attento e desideroso di perdonarci: Dio che ci aspetta sempre e vuole la nostra salvezza. È stato un pontefice pastoralmente sensibile e pronto a soccorrere chi cade».
Papa Francesco, poco prima di morire, ha scritto l’Enciclica Dilexit nos, forse teologicamente la più profonda, eppure non ha avuto il riscontro che essa meritava: perché?
«Questa enciclica si basa sull’amore di Dio e sulla devozione al Sacro Cuore. Probabilmente egli non ha avuto il tempo, essendosi poi ammalato e deceduto, di pubblicizzarla come sarebbe stato giusto e conveniente. In ogni caso, è un atto del Magistero davvero meritevole di attenzione».
Attualità. Trump bacchetta pesantemente Papa Leone: che ne pensa?
«Trump è preda di delirio di onnipotenza e si crede Dio. Non so se sia totalmente lucido e capace di sé stesso; in ogni caso, non è elegante e tanto meno serio insultare o dettare l’agenda del Papa. Si dice cristiano, almeno vagamente, ma non comprendo bene in quale forma lo sia: fa parte di quell’arcipelago di sedicenti e presunti cristiani molto diffusi negli USA; in molti casi corrono dietro a idee strane e dottrinalmente sconclusionate. Resto dell’idea che oggi più che mai bisogna pregare per la pace, messa in pericolo da venti di guerra e da personaggi come Trump. Un marchio distintivo di questo signore è l’orgoglio, e sappiamo tutti di chi è l’orgoglio. Da Trump c’è da aspettarsi di tutto ed è triste che il mondo sia nelle mani di persone come lui. Ho seri dubbi che sia sano di mente».
Bruno Volpe
