Il mese di novembre 2025 conferma un quadro di graduale normalizzazione del mercato del credito alle famiglie dopo due anni caratterizzati da volatilità nei tassi e da una domanda oscillante. L’evoluzione delle richieste evidenzia un mix di fattori macroeconomici, dinamiche immobiliari e comportamenti più prudenti da parte dei nuclei familiari.
La domanda di mutui registra un lieve incremento rispetto a ottobre, sostenuto principalmente dalla stabilizzazione dei tassi a lungo termine e da un miglioramento della fiducia delle famiglie in seguito ai segnali di rallentamento dell’inflazione. Il costo del denaro rimane elevato rispetto ai livelli pre-2022, ma il mercato percepisce che il ciclo restrittivo della banca centrale potrebbe essere prossimo alla conclusione. Questo ha favorito un ritorno graduale degli indecisi, soprattutto nella fascia dei mutui a tasso fisso di durata medio-lunga.
In termini di volumi, il numero delle richieste resta comunque inferiore ai picchi del 2021-2022, ma superiore del 6-8 per cento rispetto allo stesso periodo del 2024. Si consolida la tendenza alla preferenza di importi più contenuti e loan-to-value più bassi, riflesso di una maggiore prudenza finanziaria e di una crescita dei prezzi delle abitazioni nelle aree metropolitane che spinge molti potenziali acquirenti verso soluzioni di compromesso o verso immobili più periferici.
Le surroghe rimangono deboli: l’assenza di ampi differenziali tra tassi attuali e tassi dei mutui accesi negli anni precedenti limita fortemente la convenienza. Tuttavia, si nota un leggero rimbalzo delle operazioni di rinegoziazione interna, risultato dell’offerta più aggressiva di alcune banche nel tentativo di trattenere i clienti con contratti meno competitivi.
Dal punto di vista del profilo dei richiedenti, cresce la quota di giovani under 35 che approfittano del ritorno degli incentivi pubblici locali e delle condizioni leggermente più favorevoli sui mutui garantiti. Al contrario, risulta ancora fiacca la domanda da parte delle famiglie con redditi medio-bassi, penalizzate dall’aumento del costo della vita e dalla difficoltà di sostenere rate elevate nei primi anni del finanziamento.
Geograficamente il Nord continua a trainare la ripresa, con Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna che mostrano incrementi superiori alla media nazionale, grazie alla maggiore dinamicità del mercato del lavoro e a un mercato immobiliare più liquido. Nel Centro-Sud lo scenario è più eterogeneo: alcune province capitoline mostrano un miglioramento, mentre il Mezzogiorno resta più debole, frenato da redditi più bassi e da una propensione al risparmio più difensiva.
Le prospettive per dicembre e l’inizio del 2026 dipendono dalla traiettoria dei tassi. Se la banca centrale conferirà segnali espliciti di possibile allentamento nel primo semestre 2026, la domanda potrebbe consolidare la ripresa, soprattutto sul fronte dei mutui a tasso fisso e delle prime abitazioni. Al contrario, un prolungamento dell’incertezza potrebbe mantenere il mercato su un percorso di crescita lenta ma costante.
Nel complesso novembre 2025 si chiude con un mercato dei mutui in fase di assestamento, distante dalla vivacità degli anni della liquidità abbondante ma con basi più solide, un mix di domanda più consapevole e politiche creditizie più equilibrate.
Francesco Megna
