Il sabato di Serie A si trasforma in un concentrato di emozioni, sudore e colpi di scena, con quattro partite che raccontano storie diverse ma unite dallo stesso filo conduttore: la lotta serrata per i punti, la passione sugli spalti e il talento che, anche nei momenti più difficili, riesce a fare la differenza. Al Diego Armando Maradona, davanti a 50.497 spettatori, il Napoli campione d’Italia inaugura la nuova stagione casalinga in un clima di attesa e di festa, con lo scudetto cucito sulle maglie a ricordare l’impresa dello scorso 23 maggio. Ma la partita con il Cagliari dimostra subito che non ci saranno passerelle per gli azzurri di Conte: la squadra sarda, guidata da Fabio Pisacane, gioca una partita di enorme dignità, coraggio e compattezza, chiudendo ogni varco e costringendo De Bruyne e compagni a un possesso palla sterile. Il belga, al debutto in Serie A, regala qualche lampo della sua classe, ma il muro rossoblù regge: Caprile è reattivo su McTominay, Mina salva sulla linea, e lo 0-0 sembra scritto quando, a tempo ormai scaduto, l’ennesimo angolo diventa l’arma vincente. Sulla spizzata di Buongiorno, Anguissa arriva puntuale e di destro scaraventa il pallone in rete, regalando al Napoli un successo prezioso e sofferto, un vero colpo di coda che ribadisce quanto sia lunga e complessa la vita da campioni in carica.
A Pisa, invece, è la Roma a sorridere, conquistando tre punti che danno continuità al successo inaugurale contro il Bologna e rilanciano l’entusiasmo giallorosso. La squadra di Gasperini, ormai pienamente calata nel nuovo progetto, parte con personalità ma soffre l’aggressività del Pisa di Gilardino, che sorprende per intensità e capacità di andare in verticale. Meister, in particolare, mette in crisi la retroguardia giallorossa, sfiorando due volte il vantaggio nei primi dieci minuti e costringendo Svilar a un doppio intervento decisivo. La Roma rischia ma cresce col passare dei minuti, senza però riuscire a pungere: all’intervallo lo 0-0 fotografa bene un primo tempo acceso e incerto. La svolta arriva nella ripresa, quando Gasperini getta nella mischia Paulo Dybala: la Joya cambia il volto della partita, aggiungendo qualità e fantasia. Da un suo filtrante nasce l’azione del gol: palla per Ferguson, che di prima serve Soulé, pronto a battere Semper con un sinistro preciso. L’argentino potrebbe addirittura raddoppiare poco dopo, ma il VAR annulla per un tocco di mano. Il Pisa reagisce con orgoglio ma la Roma, guidata dal duo sudamericano, controlla e porta a casa tre punti fondamentali, confermando solidità, mentalità offensiva e un entusiasmo crescente, come dimostra l’abbraccio finale con i tifosi arrivati in massa alla Cetilar Arena.
A Bologna, davanti al proprio pubblico, la squadra di Vincenzo Italiano (nella foto) riesce a sbloccarsi e trova il primo sorriso della stagione, battendo il Como grazie al gol di Riccardo Orsolini, simbolo di una serata che poteva complicarsi e invece si rivela vincente. Il match non parte in modo esaltante: il primo tempo è nervoso, pieno di falli e ammonizioni, con poche emozioni e tanta lotta a centrocampo. Il Como di Fabregas cerca di gestire palla con ordine, sfruttando le qualità di Nico Paz e i movimenti di Douvikas, ma senza affondare davvero. Il Bologna fatica a imporre il proprio gioco, anche se qualche segnale arriva da Castro e Orsolini, che al 32’ sfiora il vantaggio. Nella ripresa la partita si apre e al 60’ arriva l’episodio decisivo: lancio lungo dalla difesa, sponda di Castro e destro di Orsolini che, complice una deviazione di Valle, batte Butez. L’esultanza del numero 7 è liberatoria, perché oltre a sbloccare la partita sancisce la sua centralità nel progetto rossoblù. Il Como reagisce inserendo Morata e spingendo con maggiore intensità, ma la difesa di Italiano tiene e nel finale Heggem salva su Ramon, impedendo il pareggio. Il Bologna conquista così tre punti che restituiscono fiducia, mentre per i lariani resta la sensazione di una squadra in crescita ma ancora incompleta nella fase offensiva.
Chiude la giornata il pareggio del Tardini tra Parma e Atalanta, un 1-1 che lascia sensazioni contrastanti alle due squadre. L’Atalanta, alla seconda X consecutiva dopo quella con il Pisa, mostra ancora lentezza e poca incisività rispetto agli anni del pressing forsennato di Gasperini, mentre il Parma di Cuesta si conferma squadra viva, determinata e capace di reagire. Il primo tempo è povero di emozioni, con Scamacca che centra un palo al 19’ dopo un errore di Keita e Carnesecchi che salva su Bernabé, ma in generale il ritmo è basso. Nella ripresa la gara si accende: al 79’ Pasalic porta avanti la Dea con un rasoterra chirurgico su assist di Krstovic, e sembra il colpo che decide l’incontro. Ma il Parma non si arrende: Cuesta inserisce Cutrone, all’esordio, e l’ex Milan risponde subito presente, trovando il pari al minuto 85 dopo una punizione ribattuta e una pronta zampata sotto misura. Il finale è acceso, con gli emiliani che spingono ancora e l’Atalanta che prova a colpire in contropiede, ma Suzuki e Carnesecchi evitano ulteriori reti. Alla fine il pareggio è il risultato più giusto, che premia la tenacia del Parma e mette in evidenza i limiti attuali della Dea, chiamata a ritrovare smalto e continuità.
Il bilancio di questa intensa giornata di Serie A racconta di un Napoli che, pur soffrendo, dimostra carattere da campione e trova il successo al fotofinish; di una Roma che cresce, divertendo e vincendo grazie al talento argentino; di un Bologna che si affida al carisma di Orsolini per ripartire; e di un Parma che, con orgoglio e cuore, ferma l’Atalanta e trova in Cutrone un nuovo eroe. Un sabato che conferma come il campionato italiano resti ricco di equilibrio, sorprese e partite che si decidono soltanto all’ultimo respiro.
