Le Israel Defense Forces (IDF) sono l’esercito statale di Israele, responsabile della difesa nazionale, della sicurezza interna nei territori israeliani e della conduzione delle operazioni militari nei Territori Palestinesi, compresa Gaza.
Sono sotto il controllo politico del Ministro della Difesa, e l’autorità suprema operativa è il Capo di Stato Maggiore (Chief of the General Staff – Ramat Kal), nominato dal governo. Questa figura coordina tutto l’esercito e i diversi comandi, rispondendo direttamente al Ministro della Difesa e indirettamente al Primo Ministro e al gabinetto.
La struttura interna è divisa in comandi regionali, armi (branchi) e unità specializzate. I comandi regionali – “Northern Command”, “Southern Command”, “Central Command” e “Home Front Command” – sono responsabili della preparazione operativa, della difesa territoriale e del coordinamento delle operazioni nella propria area geografica.
Le armi includono le forze di terra (infanteria, corazzate, artiglieria, genio – ingegneria del combattimento –, raccolta di intelligence tattica), la forza aerea, la marina, e componenti emergenti quali difesa aerea, guerra elettronica, capacità cibernetiche. Vi sono inoltre corpi specifici per l’addestramento, la logistica, il supporto, l’amministrazione, la formazione degli ufficiali, l’educazione, la giustizia militare ecc.
Negli ultimi anni, sulla base delle lezioni derivate dall’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, l’IDF ha avviato modifiche strutturali: potenziamento delle unità di difesa ai confini e della difesa aerea, riattivazione di brigate corazzate dismesse, istituzione di nuove brigate di fanteria, riorganizzazione del comando addestrativo, aumento delle capacità “strategiche” della Marina. Questi cambiamenti fanno parte di un piano più ampio (“force‐build up plan” / “force readiness plan”) che mira ad adattare l’esercito alle sfide del conflitto prolungato con Hamas e alle necessità di operazioni urbane e ad alta intensità.
All’interno della gerarchia operativa, la Direzione Operazioni (Operations Directorate) è responsabile della preparazione per guerra, emergenze, del coordinamento operativo tra i comandi regionali ed altre branche. La Direzione della Pianificazione (Planning Directorate) – che in alcune versioni ristrutturate viene detta anche Direzione Progettazione Forze (“Force Design” o “Force Buildup”) – gestisce le strategie a medio‐lungo termine, le dotazioni, il disegno delle capacità militari, la cooperazione esterna e le relazioni con le istituzioni tecnologiche e di produzione di armamenti.
Le unità combat speciali – brigate di fanteria elite e forze speciali –, le brigate corazzate, i reparti di intelligence tattica, di ricognizione (recon), ingegneria del combattimento, artiglieria, nonché il supporto logistico, l’addestramento costante, sono elementi centrali nella capacità di combattere in ambienti urbani densamente popolati come Gaza City.
Le brigate molto spesso sono citate nei giornali israeliani coinvolte nelle offensive su Gaza includono la 98ª Divisione, la 162ª, la 36ª; è di queste che si dice che stiano penetrando in Gaza City, operando su più fronti, tagliando vie di comunicazione, isolando quartieri, colpendo infrastrutture considerate rilevanti per Hamas (centri di comando, tunnel, edifici alti usati per sorveglianza, intelligence oppure per stoccaggio) e contemporaneamente cercando di minimizzare – nella misura possibile – le criticità legate ai civili.
Nel conflitto contro Hamas, e specialmente riguardo a Gaza City, l’IDF sostiene che il ruolo essenziale è indebolire la struttura militare e di comando di Hamas, distruggere infrastrutture strategiche, impedire il lancio di razzi, neutralizzare reti di tunneling, impedire la produzione o importazione di armi e munizioni, liberare ostaggi. Contemporaneamente, per la parte dell’ “occupazione” o dell’offensiva terrestre dentro Gaza City, l’IDF dichiara che l’obiettivo è “isolare” aree chiave, infiltrarsi nei quartieri controllati da Hamas, stabilire corridoi operativi, sgominare le cellule armate dentro le città, impedire i movimenti nemici e controllare i nodi logistici.
I giornali israeliani riportano che alcune divisioni hanno il compito specifico di combattere nell’area urbana (la 162ª è spesso citata come divisione con esperienza in combattimento urbano) mentre altre operano in operazioni più ampie di contenimento e taglio delle vie di comunicazione.
I media israeliani enfatizzano inoltre la componente del “legame con la popolazione civile”: l’IDF cerca (o almeno dichiara) di esercitare pressioni su Hamas tagliando il suo controllo economico / sociale, facilitando distribuzioni di aiuti diretti o punti di assistenza che riducano la dipendenza della popolazione da Hamas, usando la comunicazione pubblica per promuovere evacuazioni, avvertimenti, annunci via social media destinati ai civili affinché si spostino lontano da aree ritenute pericolose, nonché operazioni di “intelligence” volte a identificare strutture nascoste di Hamas dentro edifici civili o aree frequentate dai civili.
Critiche riportate nei media israeliani – sebbene a volte marginali rispetto alle fonti ufficiali – riguardano le difficoltà nel distinguere né sempre perfettamente nemico e civile, la densità urbana che rende complicata ogni operazione, il rischio di danni collaterali elevati, le accuse internazionali relative alla proporzionalità, al diritto umanitario, nonché le conseguenze umanitarie: sfollamenti, distruzione infrastrutturale, scarsità di acqua, energia, medicine. Anche in Israel Hayom, Times of Israel, Haaretz, etc., si discute di come le operazioni su edifici alti possano comportare danni su larga scala, e come le comunicazioni e la lega con la comunità civile (ad esempio avvisi, evakuazioni) siano necessariamente parte del calcolo militare e politico.
In sintesi, per le fonti israeliane le IDF sono un esercito altamente professionale, con struttura centralizzata tramite lo Stato Maggiore, comandi regionali, armi specializzate, unità addestrate al combattimento urbano, asset che includono intelligence, difesa aerea, operazioni speciali, che stanno conducendo una campagna su più livelli contro Hamas: sia offensiva militare diretta, sia operazioni strategiche per degradarne la forza politica, organizzativa e il rapporto con la popolazione. Relativamente a Gaza City, le IDF identificano la città come il cuore del potere militare e amministrativo di Hamas, e dunque considerata un obiettivo centrale per la campagna, con articolati sforzi di offensiva terrestre, controllo degli accessi, distruzione di basi e infrastrutture, tentativi di isolare quartieri, e operazioni coordinate fra fanteria, blindati, intelligence e supporti aerei.
