“Non siamo un partito dei cattolici, ma di cattolici, con ispirazione moderata, centrista e liberale”.
Lo dice in questa intervista il dottor Totò Cuffaro, ex Governatore della Regione Sicilia, fondatore della Democrazia Cristiana, politico di razza che con saggezza e senso pratico ha messo in piedi e fatto crescere questa creatura politica.
Dal tre ottobre al cinque a Ribera (Agrigento) si terrà la Festa dell’Amicizia della Dc.
Governatore Cuffaro, ecco un altro atteso appuntamento con la politica e le adesioni di questa edizione confermano che la Dc ha un suo peso non solo in Sicilia. Merito di Cuffaro?
“No, merito del progetto che evidentemente è buono. Oggi abbiamo bisogno di centro e credo che siamo la giusta alternativa o soluzione. La nostra festa è un palcoscenico nel quale discuteremo di temi attuali, ad esempio la sanità, la sostenibilità, parleremo di pace e ad inaugurarla avremo il Presidente della Regione Renato Schifani e ci sarà anche l’ex ministro Calogero Mannino. In Italia si avverte la urgenza di un polo moderato e centrista. Una delle priorità è la riforma del sistema elettorale in senso proporzionale con le preferenze espresse dagli elettori. Senza questa riforma rischiamo che tutto resti come è”.
Siete un partito cattolico?
“I cattolici è giusto che facciano politica. Noi siamo da sempre vicini e in accordo con la dottrina sociale della Chiesa che deve essere la nostra bussola. Però, e lo dico con molta chiarezza, non siamo il partito dei cattolici o cattolico, ma di cattolici, aperti a tutte le persone di buona di volontà che si riconoscono in questi principi e valori”.
Qualche uomo di Chiesa ritiene il vostro progetto politico improponibile…
“Libero di pensarla come crede, ma ci sono tanti altri autorevoli uomini di Chiesa che la pensano al contrario. Le rispondo e dico a questi amici cattolici che dissentono, che abbiamo tutti bisogno di un partito di centro, moderato, di ispirazione cattolica, ma non dei soli cattolici, europeista e liberale. Certamente ci collochiamo nel centro destra”.
Anche nel centro destra qualcuno che storce il naso c’è…
“Noi scenderemo in campo a tutte le votazioni, amministrative incluse, con le nostre liste. La nostra collocazione è nel centro destra. Se qualcuno non ci vuole, padrone di farlo. Vuole dire che correremo da soli o con altri e credo che sia chiaro quello che dico. Insomma, nessuno può e deve farci le analisi del sangue…”.
Lei è un fervente cattolico proveniente dai Salesiani. Che pensa di Papa Leone?
“Un grandissimo Papa. Certamente bisogna attendere la sua prima Enciclica, ma già da oggi si vede che è un pontefice dotato di elevatissima spiritualità, con un Magistero fermo e chiaro ed uno stile esteriore diverso da chi lo ha preceduto. Fa della difesa degli umili, dei poveri e degli emarginati, come del resto Francesco, un cardine, ma lo noto su molti aspetti in discontinuità ed è chiara la sua impronta agostiniana, fortemente cristologica. Ha messo Cristo al centro, non che Francesco non lo facesse, ma l’argentino operava secondo la sensibilità dei gesuiti e poi dei francescani, tanto che si è imposto il nome Francesco. Leone è diverso, nel Magistero sociale solca la stessa via del predecessore, però ha adottato uno stile differente ed uno dei suoi obiettivi è portare unità nella Chiesa tra le varie anime che la compongono, superando qualche divisione del recente passato. Sta rivalorizzando i movimenti e penso a Comunione e Liberazione o alla stessa Opus Dei che da sempre ha svolto e svolge con fedeltà e competenza un ruolo importante nella Chiesa il tutto in una ottica di armonia presente in gran parte della intellighenzia del Paese e in persone di cultura spessore e peso. Io rivendico la mia origine Salesiana”.
Bruno Volpe
