Sabato mattina 29 novembre 2025 le Sentinelle in Piedi si sono ritrovate in Piazza dei Signori a Verona per una veglia silenziosa contro la depenalizzazione dell’aiuto al suicidio. La posizione espressa è stata netta: trasformare l’abbandono in “diritto” non è progresso, è una resa culturale.
Nel discorso introduttivo è stato denunciato che «la pietà non elimina chi soffre: si prende cura di lui». La legalizzazione del suicidio assistito, è stato ricordato, non nasce da libertà ma da una società che non sa più accompagnare. L’esperienza di Belgio, Olanda e Canada dimostra che, una volta aperta la breccia, l’eccezione diventa prassi: dai malati terminali si passa a depressi, disabili e perfino minori. Quando la vita non è più inviolabile, diventa negoziabile.
Durante l’ora di veglia i partecipanti hanno scelto il silenzio come atto di resistenza civile: un modo per dire che ogni richiesta di morte è, prima di tutto, un grido di abbandono. Rispondere con una procedura invece che con una presenza è – è stato ribadito nel discorso finale – «la sconfitta della civiltà».
La veglia si è chiusa con un richiamo secco: ogni società si giudica da come tratta chi non ha voce. Offrire la morte come risposta al dolore non è una conquista, è il segno di un sistema che si arrende proprio dove dovrebbe essere più forte. Prima di ridefinire i confini della libertà, è stato osservato, occorre chiedersi se si stanno ampliando i diritti o semplicemente abbassando le tutele. L’iniziativa si è svolta senza incidenti.
Il referente Sentinelle in Piedi per Verona
Guglielmo Buono
