Nonostante i divieti sempre più diffusi a livello internazionale, alcune ricerche continuano a sostenere che la terapia rivolta a persone con attrazione omosessuale indesiderata, tesa a riscoprire la naturale eterosessualità, possa produrre risultati positivi per una parte degli individui.
A sostenerlo è Jennifer Roback Morse, presidente del Ruth Institute, secondo la quale numerose persone avrebbero tratto beneficio da percorsi terapeutici o avrebbero comunque sperimentato cambiamenti spontanei nei propri comportamenti e nelle proprie attrazioni.
Un recente studio condotto da Paul Sullins, intitolato “Differenze di genere nell’efficacia percepita e negli effetti psicosociali della terapia per il cambiamento dell’orientamento sessuale”, analizza un campione di individui che hanno dichiarato di aver vissuto un percorso di uscita dall’esperienza LGBT. Secondo i risultati, tutti i partecipanti avrebbero ridotto i comportamenti omosessuali a livelli definiti “lievi” o nulli.
Lo studio evidenzia inoltre che, sebbene la maggioranza degli intervistati abbia fatto ricorso a forme di supporto terapeutico, il 41% avrebbe modificato il proprio comportamento senza ricorrere a una terapia specifica di riorientamento. Emergono anche differenze significative tra uomini e donne: queste ultime mostrerebbero una maggiore probabilità di ridurre l’attrazione verso persone dello stesso sesso, con una percentuale dell’88% rispetto al 39% degli uomini.
Secondo l’analisi, la terapia potrebbe avere effetti anche su altri aspetti psicologici. In particolare, si registrerebbe una riduzione della depressione tra le donne e una diminuzione dei comportamenti autolesionistici tra gli uomini. Morse sottolinea come questi risultati mettano in discussione le basi teoriche delle politiche restrittive adottate in diversi Paesi.
Attualmente, la cosiddetta “terapia di conversione” è vietata o limitata in numerosi contesti legislativi, tra cui 27 stati degli Stati Uniti e circa 30 Paesi nel mondo. Negli Stati Uniti, la questione è al centro di un dibattito giuridico: la Corte Suprema è chiamata a esprimersi sulla costituzionalità di alcuni divieti, in un caso relativo allo Stato del Colorado.
Situazioni analoghe si registrano anche in Europa e in altre aree del mondo. In Islanda, un sacerdote è sotto inchiesta per presunta violazione delle norme vigenti, mentre a Malta un intervento radiofonico relativo a un percorso personale di conversione religiosa ha dato origine a un’indagine da parte delle autorità per i diritti umani.
Nello Stato australiano di Victoria, la legislazione vieta qualsiasi tentativo di modificare o sopprimere l’orientamento sessuale o l’identità di genere, includendo anche pratiche come la preghiera, anche qualora siano richieste dalla persona interessata.
Alla base di tali restrizioni vi è l’idea, diffusa in ambito scientifico e politico, che l’orientamento sessuale sia un tratto innato e immutabile, e che ogni tentativo di modificarlo sia inefficace o potenzialmente dannoso. Tuttavia, Morse richiama l’attenzione su studi che suggeriscono una maggiore fluidità dell’orientamento, soprattutto tra le donne.
Il progetto di ricerca, parte dell’iniziativa “Leaving Pride Behind” del Ruth Institute, ha coinvolto inizialmente 183 partecipanti, i quali hanno compilato questionari dettagliati sulle proprie esperienze personali. Secondo Morse, molte ricerche precedenti sarebbero state sbilanciate verso campioni maschili, trascurando le differenze di genere che emergono invece in questo studio.
I risultati, sostiene Morse, sollevano interrogativi sulle affermazioni secondo cui il cambiamento dell’orientamento sessuale sarebbe impossibile o necessariamente dannoso. A suo avviso, ignorare le testimonianze di chi dichiara di aver vissuto un cambiamento rappresenterebbe una limitazione nel dibattito scientifico e terapeutico.
Lo studio, conclude Morse, intende offrire spazio e visibilità a queste esperienze, proponendosi come contributo a una discussione più ampia e articolata sul tema.
DIANA ROSSI

Orrore su orrore. L abbandono della realtà biologica secondo natura non può essere modificato se non con traumi psichici e fisiologici e biologici che stravolgono tutta la persona fino a farla impazzire e cercare il suicidio.
Nessuno parla di questa terribile realtà in aumento esponenziale. La perdita della propria identità equivale alla perdita della ragione. Peggio dei pazzi furioso.
Rimedio per operatori medici ecc???
Aiutare li singoli individui ad AMARE LA PROPRIA REALTÀ BIOLOGICA E NON UNA CHIMERA IMPAZZITA DEL PROPRIO CORPO.
Vedi sopra