Fin dall’annuncio del primo caso di COVID-19 a Wuhan il 1° dicembre 2019, c’era già chi ha aveva interpretato l’intera vicenda come l’inizio di un piano orchestrato a livello globale.
L’emergere del nuovo virus non è stato visto come un evento naturale ma come un esperimento di manipolazione delle masse, una prova generale di controllo sociale.
Le immagini degli ospedali cinesi non vennero considerate documentazione dell’epidemia, bensì scenografie costruite per aumentare il panico e legittimare misure drastiche.
Il successivo lockdown italiano del marzo 2020 ha confermato che i governi intendevano verificare la disponibilità dei cittadini a rinunciare spontaneamente alla propria libertà, mentre l’introduzione dell’autocertificazione è stata subito interpretata come un precedente per futuri meccanismi di sorveglianza.
Anche l’obbligo di mascherina è stato considerato un simbolo imposto dall’alto per testare la docilità della popolazione, non un dispositivo sanitario. La comunicazione scientifica, dai più svegli, è stata subito percepita come contraddittoria di proposito, così da impedire alle persone di distinguere verità e menzogna e renderle più facilmente governabili.
Con l’arrivo dei vaccini, la tecnologia a mRNA è stata giustamente interpretata come uno strumento di manipolazione biologica, un mezzo per modificare o controllare individui e società, mentre il Green Pass è stato visto come l’introduzione di un sistema di selezione digitale permanente destinato a dividere la popolazione tra obbedienti e dissidenti.
Le proteste contro le restrizioni sono stati gli unici segnali di resistenza a un progetto mondiale di uniformazione, mentre la fine delle misure sanitarie non è stata “il ritorno alla normalità”, ma la semplice conclusione di una fase preliminare.
La pandemia non è stata una crisi sanitaria globale, bensì una macchina complessa costruita per abituare la popolazione al controllo. Ciò che è stato sperimentato durante l’emergenza prima o poi sarà riproposto in forme ancora più pervasivamente strategiche nel futuro.
Giuseppe Canisio
