Il 10 novembre 1483 nacque in Germania Martin Lutero, monaco agostiniano ribelle, divenuto in seguito il fondatore della cosiddetta “Riforma protestante”, evento che, sotto il pretesto di rinnovare la Chiesa, ne distrusse invece l’unità visibile e ferì mortalmente la Cristianità occidentale. Da quel giorno, il mondo non fu più lo stesso.
Dietro la maschera di una riforma spirituale, si celava la superbia di un uomo che, anziché sottomettersi all’autorità divina della Chiesa di Cristo, volle ergersi a giudice di essa, ponendo la propria ragione e il proprio sentimento sopra il Magistero infallibile del Successore di Pietro.
Da quella ribellione nacque una frattura che ancora oggi insanguina e corrompe la civiltà cristiana. Lutero negò i sacramenti, rigettò il sacerdozio ministeriale, oltraggiò la Santa Messa, proclamandola non più Sacrificio ma semplice cena commemorativa; cancellò la Tradizione, lasciando il singolo credente solo con la propria interpretazione privata della Scrittura. Così, l’unità della fede venne distrutta e l’autorità, che custodiva e interpretava il deposito rivelato, fu calpestata.
Da quella rottura nacquero le infinite sette protestanti, ciascuna convinta di possedere la “vera” interpretazione della Bibbia, ma tutte divise e mutevoli come sabbia al vento. Con Lutero, la verità divenne opinione, la grazia fu confusa con il sentimento, la libertà fu scambiata per licenza. Egli proclamò che l’uomo è corrotto e incapace di cooperare con la grazia, annientando così il senso stesso della redenzione e della santità. La fede divenne un atto puramente soggettivo, una fiducia cieca, senza opere, senza sacramenti, senza Chiesa.
Questa dottrina distrusse la civiltà cristiana medievale, che aveva edificato scuole, ospedali, cattedrali e regni ordinati secondo la legge di Dio. In nome della “libertà di coscienza”, Lutero preparò la via all’individualismo moderno, all’ateismo, al relativismo morale e all’anarchia spirituale. La sua rivolta contro Roma spalancò le porte allo Stato assoluto e poi allo Stato laico, che si credette sovrano della religione.
I principi tedeschi, avidi di beni ecclesiastici, trovarono nella dottrina luterana il pretesto per confiscare monasteri, distruggere altari, profanare reliquie e sopprimere il culto cattolico. La Croce venne sostituita dal trono, il Vangelo dal profitto, il sacro dal potere politico. Le guerre di religione che devastarono l’Europa per oltre un secolo furono il frutto velenoso di quella ribellione. E tuttavia, l’eresia luterana non cessò di generare mali.
Da essa nacquero, come figlie ribelli, tutte le successive rivoluzioni: quella calvinista, che armò le borghesie contro i troni; quella illuminista, che elevò la ragione umana a idolo; quella francese, che innalzò la ghigliottina contro Dio; quella socialista e comunista, che ne fecero la negazione sistematica. Ogni passo dell’uomo moderno lontano da Dio ha le sue radici nella ribellione di Wittenberg. Persino la crisi attuale della Chiesa, con le sue ambiguità dottrinali, il suo ecumenismo cieco e il suo cedimento al mondo, è un’eco lontana, ma non spenta, del veleno luterano che relativizza la verità e riduce la fede a sentimento individuale.
Quando oggi si celebra Lutero come “riformatore” o “testimone del Vangelo”, si dimentica che egli fu, piuttosto, l’autore di una catastrofe spirituale che ha distrutto l’unità del Corpo Mistico di Cristo. I suoi scritti contro la Santa Messa e contro il Papa restano uno dei documenti più amari dell’odio contro la Chiesa di Dio. Lutero non riformò nulla: demolì. Non purificò la fede: la corrose. Non servì Cristo: lo tradì.
I popoli che seguirono la sua ribellione si allontanarono dalla fonte della grazia, divennero aridi, mondani, schiavi dell’orgoglio razionalista e del materialismo. E oggi, dopo più di cinque secoli, l’umanità continua a pagare le conseguenze di quella rivolta: la secolarizzazione, la dissoluzione morale, la crisi della famiglia, il crollo della fede. L’eresia luterana è come un seme di zizzania che continua a produrre spine nel campo della Chiesa.
Solo un ritorno integrale alla verità cattolica, alla Tradizione, alla Messa sacrificale e al Magistero perenne potrà sanare la ferita aperta nel 1517. Ogni volta che l’uomo pretende di correggere Dio, finisce col distruggere se stesso. E Lutero, con la sua superbia travestita da coscienza, ne è la prova più terribile e più attuale.
