C’è stato molto più di un semplice gol nell’urlo lanciato da Mikel Merino al termine della sfida tra Spagna e Portogallo ai Mondiali 2026. Dopo aver segnato al 91° minuto la rete che ha regalato alla Nazionale spagnola la qualificazione ai quarti di finale, il centrocampista dell’Arsenal si è avvicinato alle telecamere e ha gridato con entusiasmo: «Viva San Fermín». Un’esclamazione che ha immediatamente richiamato le sue radici e una delle tradizioni religiose più celebri della Spagna.
Merino, nato a Pamplona, non ha scelto quella frase per caso. Il 6 luglio, giorno della vittoria sulla selezione portoghese, coincide infatti con il tradizionale Chupinazo, il razzo che inaugura ufficialmente le celebrazioni di San Fermín, patrono della città navarrese. Iniziňano così nove giorni di feste che ogni anno attirano centinaia di migliaia di persone provenienti da tutto il mondo.
Le feste di San Fermín affondano le proprie radici nella devozione cattolica verso il santo vescovo e martire, venerato come patrono di Pamplona e della Navarra. Nel corso dei secoli la ricorrenza religiosa si è progressivamente intrecciata con manifestazioni popolari, processioni, celebrazioni civili e con il celebre encierro, la corsa dei tori, resa famosa a livello internazionale anche dagli scritti di Ernest Hemingway. Ancora oggi, tuttavia, il cuore della festa resta la celebrazione del santo, con la Messa solenne e la processione che attraversa le vie della città.
Per questo motivo il messaggio di Merino ha assunto un significato che va oltre il calcio. Invece di limitarsi a esultare per il gol decisivo, il giocatore ha voluto rendere omaggio alla propria città e alle sue tradizioni proprio nel giorno più importante dell’anno per i pamplonesi. È stato un gesto spontaneo che ha unito l’orgoglio per la propria terra alla memoria di una festa profondamente radicata nella storia religiosa della Spagna.
La serata era già stata speciale sul piano sportivo. Entrato dalla panchina nel finale della partita, Merino ha risolto una sfida molto equilibrata contro il Portogallo con un inserimento perfetto e una conclusione precisa che ha battuto il portiere lusitano, evitando i tempi supplementari e regalando alla Spagna il passaggio del turno. Ancora una volta il centrocampista si è confermato uomo delle grandi occasioni, come già accaduto agli Europei del 2024 con il gol decisivo contro la Germania.
Dopo la rete, Merino ha riproposto anche la caratteristica corsa attorno alla bandierina del calcio d’angolo, una celebrazione che richiama quella resa celebre anni prima dal padre Miguel Merino con la maglia dell’Osasuna. Al termine dell’incontro, però, il momento più emozionante è stato proprio quel semplice grido rivolto alle telecamere: «Viva San Fermín». Un messaggio che in poche parole ha racchiuso l’amore per la propria città, il senso di appartenenza alle proprie origini e il legame con una delle più importanti tradizioni cattoliche della nazione spagnola.
In un calcio sempre più globale, dove i protagonisti vivono spesso lontano dalla loro terra d’origine, il gesto di Mikel Merino ha ricordato come lo sport possa ancora essere un veicolo di identità culturale e di memoria collettiva. In quell’istante, davanti alle telecamere di tutto il mondo, il gol che ha eliminato il Portogallo è diventato anche un omaggio a Pamplona, ai suoi abitanti e alla figura di San Fermín, simbolo di una tradizione che continua a unire fede, storia e popolo.
